La visione a 360° di Giovanni John Amasio e del Basket Pegli

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Foto Alessio Viale
Foto Alessio Viale

Alcune delle giocate più spettacolari negli Sport con il pallone, e più nello specifico nella Pallacanestro sono i passaggi No Look, caratteristica precipua dei grandi pensatori dei parquet, che vedono il gioco a 360° e possono permettersi di gettare la sfera oltre il perimetro dello sguardo, ugualmente certi che andranno a creare una grandissima occasione. Sicuramente sa destreggiarsi bene con la sfera arancione a spicchi tra le mani Giovanni John Amasio, ma la sua eccezionalità è sempre stata saper guardare oltre, per mettere in gioco più compagni possibile, anche e soprattutto anche quelli che ancora non sanno di esserlo, o meglio che lo saranno.  Ha sempre pensato alla pallacanestro come un mondo rotondo di cui qualsiasi persona o ragazzo non solo avrebbe potuto, ma quasi dovuto far parte. La “sua” Basket Pegli è diventata la perfetta realizzazione di tale ideale. E con “qualsiasi” si intende proprio tutti, normali e speciali.

Si è prodigato nel corso degli anni in mille modi affinché sempre più ragazzi, specialmente nella zona tra Pegli e Pra, si interessassero a ogni forma di Pallacanestro, e per il Basket in Carozzina ha prodotto uno sforzo supplementare, non solo come allenatore e maestro che cava il meglio dai propri atleti, scendendo direttamente sul terreno di gioco. Ha saputo guardare oltre, avanti, spingendo la sua voglia di creare laddove non si sarebbe potuto pensare.

I risultati nelle classifiche e sui tabelloni sono arrivati a rimorchio, come il compagno che riceve comodamente lo strabiliante passaggio in No Look per tirare libero da tre con tutto l’agio, ma proprio perché per eseguire un tale numero, contro intuitivamente, occorre una visione totale, Giovanni John nell’intervista non è su di esse che posa lo sguardo, ma su tutto il lavoro che c’è dietro e soprattutto su ciò che vi è di più importante, sui legami e valori umani che si strutturano attorno al Gioco e anzi poggiano su di esso. Per questo lui e il Basket Pegli meritano gli occhi poggiati addosso: una costruzione in No Look elaborata con tanto lavoro oscuro, ma che nel momento in cui entra tra le luci della ribalta, si prende finalmente tutti gli applausi che le spettano.

Lo scorso 31 gennaio sei stato premiato dal Comitato Paralimpico per gli sforzi profusi col Basket Pegli e non solo, il riconoscimento del lavoro di una vita. Come descriveresti il tuo percorso che ti ha visto protagonista contemporaneamente su più campi e su più ruoli?

“Direi che è sempre bello che venga riconosciuto l’impegno delle persone, a volte si danno tante cose per scontate, il lavora dietro il palcoscenico rende bello lo show”

Quali sono state le difficoltà più grandi con le quali ti sei dovuto confrontare nella tua vita di sportivo?

“Le difficoltà più grandi sono gli infortuni, che ti fanno cambiare visione su tutto (specialmente se ti obbligano a cambiare sport). Anche quando ti alleni tanto e ti senti che non migliori… sono momenti frustranti ma se li superi è l’inizio della vittoria”

Quali invece le soddisfazioni che ti sei conquistato e le emozioni più grandi provate?

“Le emozioni più belle sono quando entri in un campo e vieni salutato con affetto, vuol dire che hai lasciato e stai lasciando qualcosa di buono. Le coppe e i titoli, fanno piacere, ma vanno e vengono”

Lo scorso anno hai condotto i tuoi ragazzi sino alle finali Nazionali del Campionato UISP e al 3° posto in Italia. Ci racconti questa straordinaria cavalcata arancioblù nel dettaglio?

“Il fatto più bello e importante è che si sono avvicinati a questo gruppo tanti ragazzi e ragazze, si vogliono bene, hanno voglia di allenarsi e i risultati sono arrivati”

Terzo posto per il Basket Pegli alle Finali Nazionali

Quali sono per te i valori dello sport, in generale, e quelli in particolare della Pallacanestro e del Basket in carrozzina?

“Il valore più bello che cerco di esprimere è amicizia e sudore: dare tutto perché ho piacere di vedere i miei compagni soddisfatti, anche se poi si perde”

Ci racconti un segreto…rivelabile? Una pratica, un rito, un motto che ti ha aiutato a fare così tanta strada nello Sport?

“Il mio segreto -se si può definire così- è pensare alla squadra come una famiglia; se arrivi a ragionare così a quel punto darai tutto”

Qual è il tuo rapporto con la Liguria? Cosa ti piace di più della regione?

“Mi sono trasferito in Liguria perché, nella mia infanzia, venivo in vacanza coi miei genitori nella zona di Imperia, vedere il mare è vacanza per me. Vivere sulla costa mi porta a pensare che quando voglio posso fermarmi su un lungomare e pensare di essere, anche solo per un istante, in vacanza”

C’è una figura, del mondo dello sport o in generale, che è per te motivo di ispirazione?

“Mi piacciono i campioni che vanno a giocare coi bambini per motivarli. Ma i miei idoli sono i miei genitori che si sono sacrificati per vedermi soddisfatto”

Che consigli daresti a chi desiderasse avvicinarsi alla Pallacanestro in carrozzina per la prima volta?

“Due semplici consigli: provate e divertitevi”

Stelle nello Sport da due anni organizza lo Sportability Day, per mettere in contatto la realtà Ligure dello Sport con i disabili, in particolare i più giovani, e renderli consapevoli di tutte le possibilità loro offerte dalle varie società. Con questo spirito, c’è un messaggio che vorresti lanciare a tutti, bambini, ragazzi, genitori, e istituzioni, per far capire quanto è importante lo Sport per la crescita di tutti, e per l’inclusività?

“Credo che sia un evento utile, speriamo di vedere più disabili fisici alla prossima edizione, perché non credo sia facile avvicinare i ragazzi disabili agli sport adatti per loro”

Quali sono i programmi per il 2024?

“I programmi sono terminare il campionato al meglio possibile e poi iniziare un piccolo ma importante tour nei campi all’aperto di Genova per far vedere il basket in carrozzina e magari avvicinare qualche nuovo partecipante”

Federico Burlando