Seneca nelle sue epistole sosteneva che gli Dei sono amici dei coraggiosi e dei buoni, e per temprarli impongono loro delle grandi sfide, ma nessuna prova che non siano in grado di superare.
A Rossana Pasquino hanno imposto un destino degno della sua immensa tenacia e dei suoi talenti. Da bambina adorava la ginnastica e se non avesse perso l’utilizzo delle gambe ad appena 9 anni, per un infarto midollare improvviso, forse non avrebbe mai scoperto, ormai donna, e come dice lei stessa “non più giovanissima”, quanto avrebbe potuto brillare sempre su una pedana, ma di Scherma.
Tornata da Parigi con una medaglia di bronzo paralimpica nel Fioretto a squadre, città in cui si era già laureata sempre nel 2024 due volte campionessa Europea individuale, prima nella Sciabola, poi nella Spada, Rossana è portabandiera del movimento schermistico che giocherà in casa a Genova per gli Europei Assoluti 2025 dal 14 al 19 giugno.
Al momento però la città l’accoglie in un’altra veste, o meglio, in una delle tante onorevoli cappe che indossa con orgoglio e che così bene si accompagnano alle spade: a Orientamenti e al Festival della Scienza, il cui tema di quest’anno sono le Sfide, Stelle nello Sport, protraendo la propria lunga tradizione, ha sempre voluto portarvi campioni che fossero tali più nella vita che nello Sport… Persone che ottengono grandi risultati nel loro campo ma che sono disponibili a portare la loro esperienza a favore dei ragazzi.
È infatti professoressa di principi di Ingegneria Chimica all’Università Federico II di Napoli, un altro traguardo che le ha fatto però da sprone per proseguire ulteriormente e cercare ancora nuove avventure, sempre mossa metaforicamente dalla passione e più concretamente sulla propria sedia. Classe 1982, di Benevento, il suo itinerario l’ha portata prima a lasciare la propria città natale per studiare da fuori sede a Napoli, poi a un dottorato di ricerca a Creta, quindi, dopo il ritorno in Campania, Rossana ha cominciato a tirare e a far coincidere l’attività di atleta con la propria occupazione, arrivando durante un soggiorno a Zurigo nel 2015 a spostarsi verso Berna di 100 KM tre volte a settimana per potersi allenare in una palestra specializzata.

“Un viaggio di mille miglia comincia con un singolo passo”, è una massima del Tao Te Ching del filosofo cinese Laozi, fondatore del Taoismo. Esprime alla perfezione la mentalità con cui Rossana ha affrontato ciò che le è successo a 9 anni, e che ha raccontato in un Webinar alla platea virtuale di studenti che l’ha ascoltata, a fronte dell’evento improvviso e ingestibile che ha inciso così giovane sulla sua vita
“Io ragionavo sul domani: cosa posso fare domani per fare un passettino più? Si va avanti per piccoli passi, un passetto alla volta giorno dopo giorno, si pensa a come fare cose semplici, e poi via via sempre più complicate…ho cominciato con dirmi: “Domani cerco di gestirmi la giornata a scuola”, e così ogni giorno, poi più grande a dirmi come uscire con gli amici, trasferirsi a Napoli, studiare da fuorisede, con gli stessi problemi di una persona “in piedi”, poi l’Università, viaggi…lo si fa. Non senza paura. Una volta mi sono anche rotta un femore…ma lo si fa, perché è la vita! Uscire dal proprio quadrato. Ed è anche fallire! Perché io anche fallito, non senza che non avessi paura di farlo. La sfida è quella di mettersi in gioco e non puoi sapere sin dove arriverai”
Qualcosa in cui è riuscita grazie al grande sostegno di tutta la sua famiglia, mentre c’è un altro concetto che impregna la sua intera esperienza, soprattutto Sportiva: “La mia è un po’ una storia al contrario! Di solito le Olimpiadi sono l’obiettivo finale, per me non lo erano mai state. Ma l’appetito vien mangiando, e quando ho vinto un bronzo mondiale in Corea nel 2019, allora ho cominciato a crederci. Se metti grande impegno nelle piccole cose, poi arrivano anche quelle grandi”.
La sua storia non è solamente un’ispirazione per i giovani, ma un messaggio sullo Sport in generale, e più in particolare alle persone disabili. Per lei Sport ha significato prima di tutto riscoprire un corpo. O meglio: una parte che credeva di aver perso.
Era rientrata da Creta a Napoli a fine 2011 vincendo un concorso per ricercatore a tempo indeterminato e dopo tanti anni doveva riabituarsi alla città. “L’amica, Francesca Boscarelli, spadista molto nota nell’ambiente mi aveva detto che c’era la possibilità di fare Scherma”.
Decise di provare, anche per cambiare la routine delle sue serate. Le si aprì un mondo. Cominciò per gioco, scoprì amicizie, una socialità, ma anche di cosa era capace il suo corpo. Ha capito che era come per lo studio: era sufficiente un’ora sola, ma di qualità, per ottenere grandi risultati. Come ha precisato: “Tutti i sacrifici che ho fatto, non sono stati tali, li ho fatti volentieri, senza mirare mai alle Olimpiadi, che poi invece sono arrivati. Spor e lavoro è una dicotomia che mi ha aiutato, le due cose non solo sono fattibili, ma necessarie”. Le è venuta voglia di restituire qualcosa a sua volta: ormai campionessa affermata, ha portato in palestra dei ragazzi disabili a Benevento permettendo pure loro di ricostruirsi un corpo. A tal proposito lei stessa ha citato Elio Germano: “Le ambizioni sono piccole quando sono personali, e sono grandi quando si pensa alla collettività”.

Lo aveva fatto a proposito dello spirito di gruppo con cui le sue compagne hanno affrontato la finale per il bronzo dopo una vittoria mancata per pochissime stoccate. Loro -Bebe Vio, Andreea Mogoș e Loredana Trigilia– le ha ringraziate così: “Mi hanno insegnato che non si molla mai, che si pensa al prossimo match, che non si recrimina niente, che non si incolpa e che si deve guardare avanti, sempre. Grazie ragazze”.
Forse solo ora si può parlare del suo palmares: oltre ai titoli già menzionati vanta un argento nella sciabola a squadre ai Mondiali di Roma nel 2017, il bronzo in quella individuale in Corea del Sud a Cheongju del 2019, e due bronzi iridati individuali nella Sciabola e nella Spada a Terni nel 2023, un quinto posto Olimpico ai Giochi di Tokyo, prima partecipazione a Cinque Cerchi, un argento europeo ancora nella città umbra nel 2018 nella Sciabola a Squadre, e altre tre medaglie continentali a Varsavia 2022.
Ciò che più conta però resta ciò che è avvenuto al Grand Palais quest’anno: prima gli ori Europei con dei bambini, che avranno avuto la stessa età che aveva lei quando si è manifestato l’infarto, che le sono venuti a chiedere l’autografo prima dei duelli e l’hanno tifata a squarciagola, poi i Giochi e la loro magia:
“Di Parigi ricordo della bellissima parata ogni singolo sanpietrino. Per me è stata la mia prima vera Paralimpiade. Mi sono sentita viva, speciale, il Villaggio Olimpico è un parco giochi, abbiamo chiavette per la qualunque, e t’incanti a vedere una ragazza a mangiare o a tirare con l’arco con i piedi… Le Paralimpiadi sono veramente una gara incredibile, l’emozione proprio la location, non tanto il pubblico che sei così tanto in palla che non ascolti, ero lì, al Grand Palais, queste migliaia di persone, di volontari, che ci aiutavano, è stata una grande sensazione di appartenenza”.
Lo Sport come grande precursore per i diritti, l’ha precisato lei stessa, spiegando che è disabile dal 1991 e che ha visto fare all’Italia con tutti i suoi limiti dei grandi passi in avanti da allora per l’inclusività, soprattutto nello Sport e attraverso di esso. Un po’ alla volta, ma si supera tutto. In fondo è nella grandezza delle sfide che ci vengono imposte e di cui sappiamo mostrarci superiori che possiamo misurare quanto siamo buoni e coraggiosi. Rossana Pasquino, che è anche Professoressa di Reologia, la scienza che studia gli equilibri raggiunti nella materia deformata per effetto di sollecitazioni, ha dimostrato empiricamente che per urtante che è stato il sollecito che ha subito a 9 anni, lei aveva in sé tutta la resilienza necessaria per farvi fronte.
Federico Burlando














