Il Miglio Marino di Gaia Cargnelutti. “Lo Sport mi ha aiutato a ritrovare me stessa”

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Ci vuole tanto, troppo coraggio per rendere la propria giusta rabbia un sentimento positivo, dopo che a 22 anni un immeritato incidente del destino sulla propria strada ti proietta in coma per un mese e mezzo, e ti fa risvegliare dall’incubo con una gamba amputata.
Ci vuole tanto coraggio ma non troppo, se sei Gaia abbastanza, perché Gaia Cargnelutti ha dimostrato di essere molto più grande dell’enormità che l’ha investita circa due anni fa.

Atleta nell’animo, non ha lasciato che la dura prova che le è stata imposta la immobilizzasse: col supporto della famiglia, degli amici, di diverse società sportive della sua Genova e della Liguria, dei loro tesserati, si è rituffata nello Sport, ed è andata decisamente avanti…senza una gamba e con l’altra inutilizzabile è riuscita a completare la 80ª edizione del Miglio Marino di Sturla, un tragitto cominciato molto prima di scendere in acqua, e la cui valenza va molto più in là della dura prestazione agonistica. All’incrocio troppo sfortunato l’ha condotta il caso, la via della rivalsa l’ha imboccata lei, accompagnata com’è giusto che sia da un gruppo di splendide persone, senza fermarsi sino a questo primo traguardo, grande e coraggioso. A misura di Gaia.

Sei stata vittima di un incidente stradale appena due anni fa, che ti ha privato della mobilità alle gambe. Ora hai appena completato il tuo primo Miglio Marino, a Sturla, con l’aiuto di diverse società sportive Liguri, la prima tappa di un percorso e di un sogno più grandi.

“Nel 2022 sono stata vittima di un incidente stradale. Ero in moto quando, dopo una svolta non lecita di un camion, sono scivolata sotto le sue ruote. Mi sono svegliata da un coma farmacologico lungo 42 giorni e, venuta a conoscenza della amputazione della gamba sinistra, una delle prime domande è stata: “potrò ritornare a fare sport?”. Prima correvo e dopo l’incidente mi sono data come obiettivo quello di tornare a fare uno sport di resistenza come lo era gareggiare in mezze maratone. Il Nuoto è stato un amore casuale, un colpo di fulmine che mi ha permesso di ritrovare me stessa dopo un periodo di confusione totale. Il Miglio in realtà è stata una sfida con me stessa: a oggi le gare di velocità nel Nuoto non mi piacciono granché, e il Miglio mi sembrava quanto di più simile alla mezza maratona ci fosse: avevo bisogno di dimostrare a me stessa che il mio corpo era ancora performante come un tempo, forte nonostante le oggettive difficoltà.

Perché dunque non farlo?

E lo hai fatto! Cosa hai provato durante la gara?

Ammetto che durante la gara tanti sono stati i “ma chi me l’ha fatto fare?”, soprattutto quando la boa a metà strada sembrava non arrivare più!

Poi però pensavo, penso sempre troppo quando nuoto.

Pensavo alla mia prima fisioterapista Viviana che con amore ha sempre creduto in me quando ero ancora allettata; a Roberta, che mi nuotava accanto facendomi da guida, e che per prima mi ha messa in acqua quando ancora non sapevo se avrei galleggiato con una sola gamba che neppure muovo, a mia mamma -poveraccia, mai ringraziata abbastanza! –  che, nei giorni no, mi ha sempre spronato a rimboccarmi le maniche e a lavorare sodo insieme.

Durante la gara diventi un tutt’uno, corpo e mente lavorano in sinergia e non esiste nulla di più forte e grandioso!

Cosa hai provato una volta arrivata al traguardo?

Ho concluso la gara piangendo e tra un po’ affogo tra lacrime, abbracci con le mie magnifiche guide, Roberta Gomboli e Paolo Consigliere, amici e compagni senza il quale tutto ciò non sarebbe stato possibile. Sono uscita dall’acqua e ad aspettarmi c’era… un gruppo di hooligan: mio fratello, mia mamma e suo marito, i miei nonni, mia zia, gli amici…una tifoseria spietatissima che mi ha ulteriormente riempito il cuore di amore!”

Come ti sei preparata per la prova, come sei entrata in contatto con le varie società  che ti hanno supportato e come ti hanno aiutata?

“Per la prova la preparazione è stata sia in piscina che in mare. Colgo l’occasione per ringraziare la piscina Crocera Stadium di Sampierdarena e lo stabilimento balneare Liberi Tutti di Varazze gestito dalla Croce Rossa, entrambe realtà attentissime alla disabilità, pronte ad accogliermi e a permettermi di allenarmi in tranquillità senza mai farmi pesare nulla.

Ad agosto gli allenamenti sono diventati parecchio intensi: io, Roberta e Paolo abbiamo macinato chilometri su chilometri in mare tra meduse e correnti. La mia terribile abbronzatura sulla schiena a forma di costume da agonismo lo può testimoniare e vi posso garantire che per un mese ho mantenuto l’abbronzatura a forma di occhialini…

In piscina abbiamo lavorato su tecnica e ripetute, sicuramente qualcosa ricordavo degli allenamenti della corsa e ho saputo trasformare il vecchio allenamento come ho imparato a trasformare la mia intera vita.

Infine sia arrivati al Miglio di Sturla dove ho trovato una disponibilità estrema da parte della Sportiva Sturla, soprattutto da Massimiliano e Emanuela che insieme a me hanno cercato soluzioni ai possibili problemini legati all’accessibilità. La Dario Gonzatti mi ha permesso di accedere alla spiaggia dal momento che dispongono di un ascensore che ha dimezzato nettamente i gradini da affrontare.

Sono stati tutti molto disponibili e cordiali anche quando era necessario sollevare la carrozza per fare le scale o superare barriere architettoniche. Mai una volta qualcuno mi ha fatto pesare la mia carrozzina o la mia disabilità! Questa è la vera inclusione!”

Ora hai percorso un Miglio, sulle acque, di questa nuova strada, hai in programma nuove tappe in Carrozzina e Handbike…?

“Eh…l’obiettivo ultimo sarebbe il paratriathlon ma sono consapevole della sua difficoltà e complessità. Mi sto attivando per piantare qualche semino e vedere cosa germoglia e nel frattempo ripeto forte a me stessa di non illudermi troppo. Con il tempo ho sviluppato una forte razionalità: cerco di non crearmi altissime aspettative per non rimanerne delusa.

Ripeto, ad oggi questo è il mio sogno, raggiungibile o meno, alleno il nuoto che almeno 1/3 dormiamo sereni. No?”

Come ti sta aiutando lo Sport ad affrontare la perdita della mobilità alle gambe e come pensi in generale possa aiutare le persone con disabilità?

“Lo Sport per me è stato un ritrovare me stessa. Ero una sportiva prima e ritrovare dopo il trauma un fisico capace di fare Sport è stato come incontrare di nuovo la compagna di banco delle elementari con cui scherzavi da bambina.

Vado in piscina tutti i giorni ormai, quando sono lì mi sento a casa, nel posto giusto, in un contesto dove io non sono più solo la mia carrozza ma un’atleta indipendente dall’ avere 2 gambe o una sola. Lo sport per me è stato ritrovare la mia identità, coltivare la forza e scaricare la rabbia. Perché si, nel mio nuotare non nego che, di rabbia, ce ne sia tanta”

Quale è il tuo rapporto con lo Sport?

“Penso ormai di avere sviluppato un’ossessione. Lo dico goliardicamente, un’ossessione buona! In vasca sto bene, mi sento libera e forte. In acqua ripeto, penso tantissimo, non sia mai che nei prossimi allenamenti mi venga in mente qualche nuova sfida!”

Cosa ti piace di più della Liguria?

“Prima dell’incidente amavo camminare sui sentieri CAI della Liguria. Quando ho avuto l’incidente ho creduto per tanto tempo che ormai tanto, troppo fosse andato perduto di tutto ciò. Nuotare in mare è stata una sorpresa! Stavo nuovamente facendo Sport a contatto con la natura. Ok, non in montagna ma mi sono accorta che in quel momento poco importava. Ero ugualmente felice, trasformando di nuovo una idea che nella mia mente non poteva essere modificata.

Poi naturalmente mi dovessero chiedere la mia via preferita genovese direi Via Garibaldi, una Strada ricca di storia capace di abbracciarti, pedonale che può essere considerata accessibile per una persona con disabilità. Certo, per quanto riguarda il centro storico o le vie genovesi, tante sono le barriere architettoniche, eppure, sarò sincera, la città sotto questo punto di vista ha fatto grossi passi avanti!”

Quali sono le tue passioni e progetti al di là dello Sport?

“Domanda pungente questa!

Sono una studentessa universitaria iscritta al secondo anno di “scienze del turismo”. Ero iscritta all’Università di Genova ma, dopo l’incidente, per ragioni di organizzazione, ho preferito passare ad un’altra telematica e concludere il mio percorso di studi attraverso questa modalità. Diciamo che, anche a causa del periodo di stop in ospedale durato un anno e tre mesi, la mia carriera universitaria sta andando un po’ alle lunghe, nell’ultimo anno ho dato 4 esami e conto di ingranare presto la marcia e darci un bello sprint.

Conto di laurearmi in tempi ragionevoli ormai, massimo un annetto e magari riuscire a collegare la passione per lo Sport a quella del turismo. Turismo sportivo? Magari anche con un master in “turismo accessibile per persone con disabilità”. Perché no? Per una persona con disabilità spostarsi da casa non è mai troppo semplice e sarebbe bello che, in vesti di turista, dovesse pensare solo al relax e al divertimento”

È ormai imminente, il 28 settembre, la quarta edizione dello Sportability Day, per mettere in contatto la realtà Ligure dello Sport con i disabili, in particolare i più giovani, e renderli consapevoli di tutte le possibilità loro offerte dalle varie società. Con questo spirito, c’è un messaggio che vorresti lanciare a tutti, bambini, ragazzi, genitori, e istituzioni, per far capire quanto è importante lo Sport per la crescita di tutti, e per l’inclusività?

“Penso sia importante che chi si occupa di Sport per persone con disabilità conosca benissimo le difficoltà dell’atleta che allena. Penso che l’inclusione nello Sport Paralimpico, come anche nella vita quotidiana, sia riconoscere le difficoltà, valutare i limiti e potenziare il potenziabile. I limiti esistono, detesto un po’ quelle retoriche del tipo “se vuoi puoi”, ci sono cose che ad esempio io non posso fare. Però, tante altre sono quelle che posso fare!

A chi prova un nuovo Sport, atleta con disabilità o meno, posso consigliare di mettersi in gioco, di sperimentare, di giocare e magari prendersi un po’ in giro. Tutti possiamo trovare quella dimensione, dimensione che per me è stata il nuoto ma che per altri può essere un’altra disciplina, dove si conclude un allenamento e ci si urla forte a sé stessi: “Grande! Sono orgoglioso/a di te!””

Federico Burlando