Parasailing: Silvia Ghigliazza e il progetto Liberi tutti!

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Lo Sport sembra più prodigo di miracoli della Legenda Aurea, la raccolta medievale di vite di santi di Jacopo da Varazze. Vengono spesso definiti tali le rimonte insperate, le vittorie impronosticabili, i recuperi dagli infortuni…la storia di Silvia Ghigliazza, che rievoca anch’essa Varazze, è un vero miracolo dello Sport in ogni sua accezione.
Seppur esca un po’ fuori dai canoni per la sua particolarità, sarebbe certamente piaciuta al vescovo agiografo del tredicesimo secolo. Non è, beninteso, un racconto di sacrificio, carità o martirio. Di passione, sì, sportiva. Quindi con grandi rientri, svolte impensabili, e tante squadre. In primis quella composta da chi partecipa e ha dato vita al progetto Liberi Tutti!, a breve al varo ufficiale, quindi della LNI di Varazze, i cui membri sono compagni di Silvia in quest’avventura volta a permetterne a chi è disabile di viverne tantissime in mare. È una storia di Vela Paralimpica, nata alla LNI di Sestri Ponente,  per Silvia una seconda casa, in cui è difficile individuare quando comincia, perché è una catena di eventi ricca di ripartenze personali, volta sì, a legare, un gruppo di persone, ma non per bloccarlo.

Una storia ricca di svolte, di vita di tutta la gioiosa, calda, simpatica carica di Silvia, ma che per partire prima che per ripartire, la facciamo partire da un freddo dato anagrafico, dopo il Nome e cognome: età e occupazione!

“Classe 1967, 58 primavere, laurea in Economia e Commercio a Genova, professione consulente aziendale (una vita a dare i numeri…!) e Istruttore Federale FIV Derive e Windsurf con specializzazione ParaSailing!.”

Una vita per lo Sport e quasi un lustro dedicato a un suo ramo molto particolare…

“Lavoro da 4 anni con la LNI Sezione di Sestri Ponente con i disabili (disabilità motorie) e sto portando avanti un progetto con la LNI Sezione di Varazze, finalizzato ad offrire sul territorio attività di benessere per coloro che a seguito di malattie o incidenti abbiano disabilità fisico-motorie.”

Come nasce la passione per la Vela?

“Ho iniziato ad andare in barca a vela a 10 anni, sugli Optimist, le “barche peri bambini”. Mio papà mi ha sempre fatto fare un sacco di Sport, un giorno ha deciso che mi avrebbe fatto fare un corso di Vela, io ero tutta pronta a fare la caccia al tesoro ai bagni, e invece…è diventata una gita in barca! Poi ho scoperto che mio nonno aveva un gozzo… con le vele di ancora di cotone e l’ho scoperto per una semplice combinazione, perché a Varazze il mio istruttore da ragazzino era stato messo in barca da mio nonno e si sono ritrovati un giorno che mio nonno mi ha accompagnata! Ma non lo sapeva nemmeno mio padre, che invece peraltro andava in Windsurf, e ci è andato anche l’anno scorso a 88 anni! Siamo sempre stati vivaci da quel punto di vista. Mia madre invece terraiola…ma grintosissima tennista”

Una vita per lo Sport

“Ma anche lo Sport per la mia vita. Me l’ha letteralmente salvata…”

Allora ci arriviamo a vele spiegate una tappa dopo l’altra. Eravamo rimasti ancorati all’infanzia. Ripartiamo da cosa è successo dopo

“Ho regatato un sacco da bambina e ragazzina a livello nazionale sugli Optimist, a 15 anni son passata al 420 e ad altre classi, a 19 anni sono diventata istruttore, poi mi sono iscritta all’Università, e durante quegli anni ho comunque navigato con la barca d’altura, due Campionati del Ponente e altre regate con un equipaggio totalmente femminile voluto all’armatore Cesare Marconi, ma poi ho smesso con le regate. Finita Economia, ho pensato di dover vivere “seriamente”, da Manager, perché ritenevo che probabilmente quello non sarebbe mai potuto diventare un lavoro!  Non sono più andata in barca per un bel po’ di anni”

Poi cosa è successo?

Un grande incidente. A 33 anni, giugno 2000. sono stata investita sulla sopraelevata, all’altezza del Matitone, da uno che aveva rubato una macchina…mi ha mollata li… e quando mi hanno soccorso e portata a Villa Scassi sono rimasta completamente paralizzata cosciente per tre quarti d’ora… in cui mi è passata la vita davanti. Dopo 10 giorni sono uscita e, piano piano, dopo 6 mesi di grande difficoltà, ho ricominciato la mia vita normale, ho ripreso a vivere.

Praticamente illesa?

“Ho ancora una frattura cranica, occipitale mediana, qualcosa che potrebbe non saldarsi mai, perché il cranio è un osso piano, mi hanno spiegato, ma a parte questo non ho avuto problemi, se non alcuni  visivi, che però con il tempo si sono sempre più diradati. Questo mi ha preso talmente forte che gli sono volata sopra, se ne è andato -essendo un ladro, aveva una certa premura! – e io sono caduta di testa, senza procurarmi altre lesioni…incredibile!” Non sono stata fortunata, di più!

Un Medico ha detto che è stato un miracolo dello Sport

“Sicuramente ho fatto molto Sport e tutto questo, a detta di un medico, mi ha salvata. Me lo ricorderò sempre….  ero tutta fasciata, nella mia camera, un sacco di ustioni, sbucciature, e mi dice: “Non capisco come hai fatto a farti così poco male! Ma dimmi un po’, hai fatto tanto Sport nella tua vita?” Io gli raccontaiun po’ tutto il mio percorso e mi ricordo che mi spiegò che evidentemente lo Sport ha fatto sì che i miei muscoli avessero una reazione immediata… fondamentalmente hanno protetto la colonna vertebrale. Mi sono sempre considerata davvero molto fortunata, soprattutto dopo questo evento.”

Benedetto lo Sport

“Sì, assolutamente, io questa cosa qua io l’ho archiviata lì proprio benedicendo i miei genitori che mi avevano fatto fare tantissimo Sport prima, ma non ci ho più pensato e ho continuato a correre…”

Quanto Sport e quali hai praticato oltre alla Vela?

“Ho iniziato da piccolissima, nuotavo con la Mameli a Voltri a 4 anni, 6 anni di Nuoto Agonistico, poi il Tennis, ho giocato due anni a Basket anche se ero piccolina, ho fatto gare di sci, imparato ad andare in snow board, nell’anno della tesi mi sono iscritta al Varazze Calcio, poi ho ricominciato a giocare a Tennis, nel Vado in terza categoria…ma non ero una grandissima tennista.. oltre alla terza categoria non sono mai andata! Dunque ho lavorato, ho fatto tutta una serie di cose, lavorato in aziende, in studi professionali… e non sono più andata in barca o per mare per una ventina d’anni, finché non ho ricominciato a fare l’istruttore e ora cerco di vivere solo di quello.”

Dunque ritorniamo sulla Rotta della Vela, e ci indirizziamo verso il Para Sailing

“Quattro anni fa ho cominciato a collaborare con la LNI di Sestri Ponente, in particolare con una persona che purtroppo è mancata l’anno scorso, Giulio Ganapini. Grande uomo e volontario da sempre, mi incontrò per caso e mi propose “se avevo voglia sabato di andare fuori coi disabili”. Io rimasi un po’ di stucco: non sapevo neanche esistesse la Vela per disabili! Gli dissi subito “Dai, sì! provo, non la conosco, può essere più interessante di cose che conosco già!”, una filosofia che applico spesso alla mia vita”

E così è cominciata la grande avventura

“Uscimmo con questo gruppo di disabili, e mi sono appassionata! Tutt’ora lavoro con la LNI di Sestri! A giugno 2024 siamo andati a fare i campionati di classe a Venezia, della Classe Hansa 303, eravamo 60 barche, uno spettacolo.. nel 2023 siamo andati a Chiavari, quest’anno stiamo cercando di organizzarci per andare al CiCO di Palermo, il Campionato Italiano delle Classi Olimpiche, con tutte le relative classi.”

Ogni anno una nuova meta raggiunta

“Ho ripreso col Windsurf, avevo cominciato da piccola ma ho subito mollato perché per me la passione era la vela e ora “da vecchia” faccio le cose che non avevo fatto prima…

Collaboro con la LNI Varazze per altre attività e un giorno chiacchierando con Elio Spallarossa, l’anima pensante della Lega di Varazze, gli dico: “Se fate un progetto per disabili io ci sono!”. Nel 2023 in occasione della Ocean Race a Genova c’è stato il primo corso di specializzazione Parasailing per gli istruttori federali di primo livello, l’ho svolto e l’ho conseguita.”

La tappa successiva di quest’itinerario è il Progetto Liberi Tutti!, ormai all’orizzonte

“Io non sono di Genova, vivo tra Cogoleto, dove sono nata, e Varazze, e da un po’ di anni collaboro col Circolo Velico di Cogoleto dove faccio scuola Vela d’estate, lì grazie al mio Presidente Alberto Patrone nel 2022 ho aperto la scuola vela Windsurf per bambini, e nel 2024 anche alla LNI di Varazze, con cui pure la collaborazione è nata per caso! A Cogoleto non c’è il porto, uscire con dei bambini Windsurf d’inverno è abbastanza difficile essendo mare aperto. Ho chiesto alla LNI di Varazze se ci ospitavano col gommone e le tavole, quindi abbiamo cominciato così! L’anno scorso parlando con Elio Spadarossa, consigliere allo Sport, sempre molto aperto a nuovi progetti, mi dice: “Silvia, bella questa cosa! Ci apri la scuola Windsurf?”, e gli ho risposto: “Ma volentieri, se vuoi!”. E così poi arriva anche il parasailing… Lui prende e, sebbene non dall’oggi al domani, la sostanza è che… alla LNI di Varazze hanno acquistato due barche nuove, due Hansa, una gru che ora dovrebbe essere installata, e ora il progetto Liberi Tutti! può essere varato.”

Perché hai deciso d’intitolarlo così?

“Perché Liberi Tutti? Su queste barche, che io chiamo magiche, il disabile sale e le barriere non ci sono più! Sono barche singole o doppie, ci si può andare da soli o in coppia. Io che vado con un disabile, e su un’altra barca ci sono due persone abili…È sempre brutto parlare di abili e disabili, ma questo è, ma in mare tale differenza non c’è, si va e siamo tutti liberi!”

Potete portare persone con ogni forma di disabilità?

“Purtroppo non possiamo portare delle persone autistiche o con difficoltà intellettiva. Una persona che non ha un equilibrio psichico normale dev’essere sempre seguita, devono sempre avere una persona che gli contenga e che li conosca bene perché purtroppo non si sa che reazioni possano avere. Non si è sulla terraferma, possono avere paura…ci sono tante realtà che seguono quel genere di disabilità ma su imbarcazioni più grandi, magari d’altura, che possono ospitare 4-5 persone tutte assieme”

Quando ci sarà il varo definitivo del Progetto?

“Contiamo d’inaugurare l’attività il 25 maggio, con un Open Day subito verso giugno. Speriamo di riuscire a farlo con delle convenzioni, magari con Inail o con dei privati, per dare delle opportunità a chi ha delle disabilità fisiche di andare sulle barche che contengono al massimo due persone. Un’attività soprattutto di benessere, non agonistica”

Il benessere è al centro di tutto

“Ho raccontato dell’incidente perché quando sono andata a fare l’esperienza di formazione Parasailing  era già nato l’amore per la vela per disabili, ma è lì che ho chiuso il cerchio…mi son resa conto che tutto quello che avevo vissuto era come se fosse stato parcheggiato lì, quando i tecnici hanno chiesto a ognuno di noi: “Come mai sei qui a fare il corso di specializzazione”, io ho risposto: “Potrei essere da un’altra parte e invece sono stata proprio graziata da quell’incidente, che non si sa esattamente come io abbia potuto farmi così poco male! Avrei potuta essere nelle condizioni di un disabile io stessa, di una persona che non può fare nulla senza qualcuno che si occupi di lui prima, durante e dopo una data attività. Da lì ho capito perché mi sono così innamorata e vorrei perciò farla crescere questa attività, poiché farla nascere ormai siamo lì, l’abbiamo fatto!”

Motivazioni nobili ed entusiasmanti soddisfazioni

“Quando vedo queste persone che fanno tanto fatica a svolgere normalissime attività quotidiane e poi salire in barca e la loro felicità quando arriviamo a terra, non perché siamo ritornati, ma perché sono felici di quello che abbiamo fatto in mare, è una cosa potente, mi dà un sacco di energia. È bello!

Il sabato mattina esco con loro e poi nel pomeriggio con le mie ragazzine in windsurf. Attività molto distanti le une dalle altre, ma ambedue semplicemente belle.

Che età hanno le persone disabili che accompagnate in barca?

“Abbiamo disabili di tutte le età, che magari regatano da 30 anni e che ora ne hanno una settantina, come Enrico Carrea, premiato per la sua lunga attività e responsabile regionale del CIP, ma anche Giulietto, il nostro Giulio, che ora è al primo anno di università. L’età è varia, ed è una delle peculiarità più felici della Vela. In alcuni Sport in un certo senso può essere un po’ un limite, la Vela questo problema non ce l’ha. Possiamo portare ragazzini di 14 anni, bambini, purché abbiano almeno 6 anni, spero di riuscire a portarci mio padre ad aprile per i suoi 89 anni! Intanto andrà anche quest’anno in windsurf…ne sono certa!”

Federico Burlando