Enrico Zappavigna: “Lo Sport di squadra favorisce l’inclusione”

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Acqui è dove sono le terme che rigenerano e in  tali misteriose acque che conducono a nuove vite Enrico Zappavigna deve essercisi immerso in più riprese, uscendone sempre ritemprato; anche se il suo elemento naturale, nonostante il mare sia nel suo cuore per un autentico genovese come lui, non è l’H2O ma il campo da Pallavolo.

È con una rete davanti che paradossalmente si libra come un pesce tra i flutti, pronto a disporre di un pallone a piacer suo. E a liberarsi di certi vincoli che un poco lo limitavano prima di scoprire il Volley.

Centrale dell’ASD Pallavolo La Bollente-Negrini Gioielli / Cte Acqui, come ruolo e come importanza, Serie  B, è sordo ed è nazionale di categoria. Il suo percorso è un entusiasmante successione di alti raggiunti e bassi superati lungo l’arco della Liguria, sulle due sponde dei suoi monti: l’inizio nei club cittadini, quindi la Pallavolo Alba, l’Albisola, Novi, Cus Genova. Quindi, dal 2020-21 a oggi, le Terme: di Acqui, con cui -insieme ad altri tre genovesi- ha vinto quest’anno il campionato cadetto e, a sorpresa, la Coppa Italia, ma anche quelle di Chianciano, dove per la prima volta nel settembre 2021 la FSSI, la Federazione Sport Sordi D’Italia, ha ospitato i Mondiali Di Volley. Là ha vinto il bronzo iridato di categoria, a cui poi a cascate da queste metaforiche sorgenti sono arrivati altri concretissimi successi: i già menzionati col club, e ancora con gli azzurri un bronzo a cinque cerchi a Caxias do Sul, in Brasile.

Enrico Zappavigna con la casacca della Nazionale

Per sua ammissione, è nella sua escursione carioca che bisogna cercare la fonte della sua annata magica. Più che dell’eterna giovinezza, il nuovo ritemprarsi di un atleta abituato a forgiarsi nelle difficoltà e a uscirne sempre più forte.

– Da dove nasce la passione per la Pallavolo? Come e Quando hai cominciato a praticarla?

“È nata tardi, intorno ai 16 anni, quando sono cresciuto molto in altezza e mio zio mi ha suggerito di provare. Sin da subito ho capito che sarebbero serviti impegno e sacrifici, in quanto per uno del levante (Quinto) prendere autobus e metropolitana per allenarmi a Ponente (Certosa) era una bella sfacchinata”

Il tuo ultimo anno è stato strepitoso e ricco di soddisfazioni. Ce lo racconti?

“L’ultimo anno è stato molto intenso, ma partirei da settembre 2021 con uno storico terzo posto al mondiale di Chianciano Terme. Poi è cominciata la stagione con il club in serie B, abbiamo dominato il campionato ma il destino ha voluto che, causa pausa per Covid, il campionato finisse più tardi di quanto fosse programmato e a maggio son dovuto partire per i giochi olimpici in Brasile, a Caxias do Sul, non potendo quindi prendere parte ai playoff per la serie A con la mia squadra.

Foto di Maurizio Mazzino

A quel punto, mi son trovato a vivere un’esperienza indimenticabile, coronata da una storica medaglia di Bronzo in finale contro la Francia, medaglia che mancava in Italia da più di 15 anni nel volley maschile. Una gioia e un dolore però, in quanto ho dovuto vedere da lontano la mia squadra che veniva battuta ai playoff dalla squadra che poi è stata promossa. L’amaro in bocca che ci è rimasto ci ha dato la carica per affrontare questa stagione, ancora una volta da protagonisti in quanto primi in campionato e ora campioni d’Italia. Ora dopo questo trionfo incredibile, siamo concentratissimi per quest’ultima parte di campionato dove dobbiamo difendere il primato e vincere i playoff per regalarci questo sogno”

Qual è stata l’emozione più grande della tua carriera?

 “L’emozione più grande ad ora direi a mani basse la vittoria di questa coppa Italia”

Foto di Maurizio Mazzino

Quanto ti alleni ogni giorno? Come mantieni il tuo corpo in forma?

“Mi alleno 3 volte a settimana, dopo essere tornato a casa da lavoro, e nei giorni liberi cerco di fare prevenzione in palestra o di curarmi dal fisioterapista”

Quali sono per te i valori dello sport, in generale, e quelli in particolare della Pallavolo?

“Sicuramente i valori più importanti sono la costanza, lo spirito di sacrificio e il saper mettersi sempre in discussione senza mai perdere la fiducia in sé stessi”

Enrico Zappavigna con i compagni genovesi Andrea Bettucchi e Emilio Perassolo, foto di Maurizio Mazzino

Quanto sono stati importanti lo Sport e la Pallavolo per aiutarti ad affrontare la tua disabilità?

“Lo sport, per me, credo sia stato fondamentale per affrontare i miei limiti, mi ha costretto a guardarli in faccia, a riderci su e a superarli”

Ci racconti un segreto…rivelabile? Una pratica, un rito, un motto che ti ha aiutato a diventare un campione?

“Non ho riti particolari, è sicuramente importante crearsi delle piccole cose da fare prima delle partite per darsi delle certezze (gli stessi esercizi per esempio) ma non sono uno particolarmente scaramantico. La cosa forse che aiuta è cercare lo sguardo dei compagni prima della partita, come per dirgli “io per te ci sono”

Una passione al di là della Pallavolo?

“Direi lo sci, il mare (mi piacerebbe avere una barca), il trekking nella natura “”

Qual è il tuo rapporto con la Liguria? Cosa ti piace di più della regione?

“La Liguria, nello specifico Genova, la mia città, merita un capitolo a parte. È la mia casa e l’unico posto al mondo in cui vorrei vivere, ogni volta che la vedo da un punto di vista diverso me ne innamoro, e il mare fa parte della nostra anima. La cosa che mi piace di più di questa regione e di questa città è che è come i suoi abitanti: rimane nascosta, chiusa e spigolosa, ma quando ci entri ne rimani sempre affascinato”

C’è una figura, del mondo dello sport o in generale, che è per te motivo di ispirazione?

“Figure nel mondo dello Sport ce ne sarebbero tante e forse sarebbe banale sceglierne una, preferirei scegliere un campione con cui ho avuto l’onore di giocare e che ho potuto ammirare da vicino: Stefano Moro

Che consigli daresti a un bambino a un ragazzo che si avvicina al Volley per la prima volta?

“A un bambino direi: non arrenderti mai, all’inizio non sarà facile ma è uno Sport che ti insegnerà tanto”

Stelle nello Sport da due anni organizza lo Sportability Day, per mettere in contatto la realtà Ligure dello Sport con i disabili, in particolare i più giovani, e renderli consapevoli di tutte le possibilità loro offerte dalle varie società. Con questo spirito, c’è un messaggio che vorresti lanciare a tutti, bambini, ragazzi, genitori, e istituzioni, per far capire quanto è importante lo Sport per la crescita di tutti, e per l’inclusività?

“Lo sport, soprattutto quello di squadra, è il modo più diretto per favorire l’inclusione, perché attraverso il “gioco” si ha la possibilità di mettere da parte le differenze e superarle, e al contempo prepararsi ad affrontare gli ostacoli che nella vita chiunque può incontrare”

Che progetti e ambizioni hai per il 2023 e per il futuro?

“Al momento l’obiettivo è uno solo: la promozione in serie A3. Quando ho cominciato a giocare andavo spesso a vedere le partite di B1 e della serie A a Genova (Igo Genova), sognando un giorno di arrivarci. Quando poi sono arrivato in serie B, la società non esisteva più, e ho dovuto migrare tanti anni in serie B tra Albisola e squadre del Piemonte, facendo quasi sempre a livello personale ottimi campionati ma senza mai aver l’opportunità di arrivare in serie A, tranne in questi ultimi anni sfiorando sempre la promozione. Avrei potuto prendere un procuratore e andare in giro per l’Italia ma ho preferito cominciare a lavorare, cercando sempre di fare il massimo dove potevo farlo. Raggiungere questa promozione, quindi, sarebbe la chiusura del cerchio. Guardando un po’ più in là, ci sono gli Europei in Turchia quest’estate e, soprattutto, le olimpiadi a Tokyo nel 2025”

Federico Burlando