Atleta e dirigente, Claudio Puppo: “Lo sport è da sempre un elemento sociale”

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Genova, palazzo Ducale, salone del maggior consiglio. evento Sportability, Lo Sport per la disabilità. Claudio Puppo.

Claudio Puppo, delegato Fipic Liguria e atleta dell’Asinara di Porto Torres, nonché segretario e coordinatore della Consulta Regionale per l’Handicap e vice presidente nazionale dell’associazione Anglat (Associazione Nazionale Guida Legislazioni Andicappati Trasporti), presente ufficialmente nell’albo degli Ufficiali della Repubblica Italiana e nella giunta regionale del CIP Ligura, ha raccontato le sue mille sfaccettature sportive e sociali ai microfoni di SportAbility. Tante parole per raccontare l’esperienza nel basket in carrozzina da atleta, dove, nel campionato UISP, è il miglior marcatore, e l’impegno istituzionale e sociale. Un “viaggio” tra presente e futuro, tutto all’insegna dello sport e dei suoi valori.

Ventisei marcature nelle prime due giornate campionato UISP e ottimi risultati nel mondo FIPIC, Claudio Puppo racconta il rapporto con il Basket in carrozzina, come atleta ma non solo:

“Nel ’96 abbiamo costruito la prima squadra di basket in carrozzina ligure, e purtroppo risulta essere l’unica. Da circa tre anni, però, all’interno dell’UISP, dove esiste un campionato per questa disciplina, è stata formata una squadra, i Pirates La Spezia. Lì si sono riuniti alcuni ragazzi provenienti dal campionato FIPIC, riconosciuto dal CIP. Quest’anno è iscritta anche la squadra di Genova. Abbiamo una difficoltà a livello di campionati principali perché abbiamo pochi atleti che si possono allenare per partecipare al meglio al campionato maggiore, quello della FIPIC. Alcuni di noi giocano infatti nel massimo campionato ma in squadre diverse. Non abbiamo tanti giocatori e non abbiamo sponsor importanti per affrontare un progetto di livello. Detto questo, abbiamo visto l’importanza della proposta UISP, con regole molto simili alla FIPIC nonostante alcune differenze nella classificazione. Nella FIPIC Abbiamo dei punteggi che cambiano in base alla disabilità: normodotato 5 punti; amputato sotto il ginocchio 4,5 punti; amputato sopra il ginocchio 4 punti; paraplegico dai 2 ai 3 punti; problemi al tronco o alle mani anche meno. La squadra non deve superare i 14 punti. Nel regolamento UISP, invece, si va a colori: normodotato  grigio, disabilità non grave verde, paraplegico giallo, gli arancioni sono ragazzi con disabilità motoria grave. Fanno punto se toccano ferro o fanno canestro. Quando c’è il rosso si può giocare anche in sei. Per la classificazione rossasi conta punto nel caso il ragazzo prenda il pallone. Noi partecipiamo al campionato UISP sia per permettere ai ragazzi di crescere, perché non tutti sono subito pronti per il livello successivo, sia per permettere alle persone con disabilità più gravi di giocare. Paolo Federici, ad esempio, è il nostro rosso e si sta avvicinando a questo sport. Vogliamo far crescere il movimento, portare avanti la vera inclusione tra normodotati e disabilità gravissime. Noi puntiamo a dare una rinfrescata a tutto il movimento del basket in carrozzina. Questa disciplina non è nemmeno presente in tutte le regioni. Tanti ragazzi vorrebbero provare ma i costi delle trasferte sono molti per la società e non permettono di andare avanti”.

Un obiettivo per il mondo UISP:

“Il campionato UISP è passato dalle sei squadre dello scorso anno alle dieci attuali. L’obiettivo è salire a sedici-diciotto società, rendendolo così un vero e proprio campionato nazionale con tutte le regole e con la volontà di promuovere la pratica sportiva”.

La soddisfazione per guidare la classifica marcatori e la differenza tra UISP e FIPIC:

“Per me è qualcosa di strano perché, nonostante sia uno tra i più lunghi atleti del campionato (1.41 m in carrozzina), il mio ruolo è sempre stato quello di assistman o di recupero palloni. Non sono mai stato un grande marcatore. Ho sempre detto di avere le mani quadrate. Nel mondo UISP, però, non partecipano solo ragazzi che hanno la preparazione dei campionati FIPIC. Manca tanta tecnica, che bisogna migliorare. Nelle prime due partite contro Pirates Spezia e Torino mi son trovato in area spesso da solo o con atleti più bassi, cosa che non avviene nel Campionato FIPIC. Su 260 punti io ne avrò fatti una trentina, molto meno in proporzione al UISP. Qui riesco ad essere un buon realizzatore”.

Qualsiasi discorso viene direttamente collegato all’importanza dello sport e del suo valore sociale:

“Lo sport è da sempre un elemento sociale. Lo sport di squadra, soprattutto, permette alla persona disabile di uscire da quel mondo di rapporti ovattati e protetti che è la famiglia. Ci si mette in gioco. Poi lo sport è importantissimo per quelle persone che, come me, si sono trovati ad affrontare la disabilità nel corso della loro vita. Per me, lo dico sempre, è stata una fortuna perché se fossi stato normodotato non sarei mai riuscito a fare tutto quello che sono riuscito a fare fino ad oggi. In tutti questi anni ho capito che lo sport, soprattutto quello di squadra, è un vero motore di integrazione, inclusione e socializzazione. Nello sport di squadra ci sta il campione e ci sta il mediocre. Il mondo UISP ne è l’esempio. Anche coloro che non riescono quasi a muoversi, faccio l’esempio di un ragazzo che è con noi, sono comunque inclusi nel gioco. Sono integrati nella pratica sportiva. In tanti anni ho visto ragazzi passare e transitare nel basket in carrozzina o in altri sport di squadra senza proseguire questa avventura, però sono comunque usciti dall’ambiente casa, dalle quattro mura dorate e hanno iniziato a vivere. Hanno iniziato ad avere un’autonomia. In generale quello che fa lo sport, quello che fa il CIP è molto importante. Il messaggio di SportAbility è fondamentale per il ragazzo, per la famiglia e soprattutto per una comunicazione che ricorda come qualsiasi persona con disabilità possa essere sportiva e praticante attività sportive. Un messaggio che deve giungere a tutti e l’intento è proprio quello di arrivare a ogni famiglia. Inoltre chi, non avendo mai fatto attività sportiva, inizierà una disciplina si renderà conto, nel tempo, della crescita della propria autonomia. Si migliora fisicamente e mentalmente. Si è costantemente stimolati anche nella quotidianità. Lo sport crea voglia di crescere e migliorare”.

Claudio Puppo non è, come già sottolineato, solo un atleta. Tra le sue cariche c’è quella alla Consulta Regionale per l’Handicap:

“Questo è un organo consultivo a cui aderiscono tutti i comitati e le federazioni territoriali presenti della nostra Regione. Dentro queste ci sono anche tutte le associazioni che hanno particolare interesse per il sociale. La Liguria è capofila dal ’97 per la Consulta che ha un ruolo importante. La Consulta è in costante dialogo con i vari enti, i vari Consigli regionali e comunali, con le Asl, con tutti quegli ambienti che difficilmente riescono a relazionarsi direttamente con le persone con disabilità. La Consulta ha questa funzione di interlocuzione. Stiamo lavorando al progetto dell’Osservatorio Regionale della disabilità con l’obiettivo di coinvolgere tutte le associazioni. Il 2023 penso possa essere un anno di svolta. Noi come Consulta siamo stati poi motore di due progetti importanti. Uno è il Clibas, Centro Ligure Informativo Benessere Ambientale Sociale, una struttura che riceve mail e telefonate da persone con disabilità, e famiglie, cercando di rispondere a qualsiasi domanda venga fatta sui temi sociali, ambientali, sanitari, logistici, sportivi e così via. Adesso aprirà un nostro sportello a Imperia, un secondo a Genova e stiamo lavorando su La Spezia e sul Tigullio. Ora il punto aperto è a Genova Quarto e abbiamo avuto oltre duemila accessi con altrettante risposte puntuali. Prima una persona con disabilità ,per ottenere informazioni, doveva girare molto ed era complesso anche raggiungere ciò che si cercava; il Clibas nasce proprio per alleggerire queste difficoltà e per dare in unico punto tutte le informazioni utili e puntuali senza far faticare ragazzi o famiglie. Gli stessi enti pubblici hanno compreso l’importanza del Clibas che fa perdere meno tempo anche ai funzionari e aumenta l’efficacia per il cittadino. Assieme al Clibas è nato il Pilu, Punto Informativo Ligure Unificato. È rivolto a tutte quelle persone che non sanno usare internet e utilizzano solo il telefono. Sostanzialmente si può chiamare un numero verde in determinati orari (9.30-12.30 e 14.30-17.30), lì rispondono volontari delle associazioni liguri che partecipano al progetto del Terzo Settore. Questi volontari raccolgono semplicemente le domande e poco dopo, entro le 36 ore, ricontattano la persona per fornire la risposta e supportarla totalmente. Oggi siamo in un mondo in cui la comunicazione si svolge in qualsiasi momento, accendendo la tv o guardando un telefono, però non è comunque facile per tutti trovare informazioni complete e corrette. Noi, con il progetto Clibas e il progetto Pilu, vogliamo raggiungere tutti i cittadini liguri”.

Per il futuro c’è solo la voglia di non fermarsi:

“Sapere che a sessanta anni gioco, mi diverto, faccio tremila cose e sono anche migliore marcatore del campionato UISP è una grande soddisfazione. Di più dalla vita non posso volere. Spero di continuare così e mi auguro, come atleta, che la mia storia sia di esempio per gli altri, magari qualche persona con disabilità che è convinta sia tardi a livello anagrafico per fare sport e attività. Mi piacerebbe sapessero che si può giocare e ci si può divertire”.

Simone Fargnoli