Il messaggio del terzo Festival della Cultura Paralimpica

0
326

È calato il sipario sulla terza edizione del Festival della Cultura Paralimpica. L’evento, nato nel 2018 alla stazione Tiburtina di Roma con l’obiettivo di promuovere una diversa percezione della disabilità, è proseguito un anno più tardi a Padova per raggiungere, quest’anno, la Fabbrica del Vapore a Milano.

Un Festival dai grandi numeri, quello che si è appena concluso, con la partecipazione di oltre cento ospiti che per tre giorni si sono alternati sul palco centrale e nelle sale che hanno ospitato gli altri appuntamenti. Circa 3mila, invece, gli studenti che hanno assistito ai circa cinquanta eventi in programma.

Tanti gli interventi sul palco centrale, introdotti dai giornalisti RAI Elisabetta Caporale e Luca Di Bella. E proprio l’emittente nazionale è stata uno dei grandi partner del Festival, con la postazione di Rai Sport in prima linea nel seguire gli eventi con servizi e dirette.

A impreziosire l’ultima giornata del Festival la presenza, sul palco centrale, del maestro Michelangelo Pistoletto, intervistato dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Fallai. Artista attivo sin dai primi anni Sessanta, nel 2003 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia.

Pistoletto ha parlato delle sue opere e del suo concetto di armonia come base per la costruzione della nostra civiltà, ma ha anche parlato di sport: “Deve esserci competitività ma deve essere sana, perché se non lo è lo sport diventa conflitto e non può assolutamente essere così. Competere, infatti, vuol dire ‘andare verso”.

Prima di Michelangelo Pistoletto, a salire sul palco centrale sono stati i nuotatori paralimpici Giulia Terzi e Stefano Raimondi, dodici medaglie in due alle Paralimpiadi di Tokyo 2020.

“Il nuoto è la mia quotidianità ma ho voluto costruirmi un piano B per quando il nuoto non ci sarà più, e questo piano B è rappresentato dall’università e dalla costruzione di una professionalità in ambito lavorativo”, ha dichiarato Giulia Terzi. Dell’importanza della scuola ha parlato anche Stefano Raimondi: “Lo studio è alla base di tutto e ai ragazzi voglio dire che si può fare sport studiando”.

Nella giornata sono stati consegnati gli Italian Paralympic Award a Riccardo Dalla Mana, atleta della Nazionale Italiana che ha preso parte agli EPYG, alla Nazionale Italiana Sordi per lo straordinario risultato ottenuto agli ultimi Deaflympics e all’ex portiere di calcio di Astutillo Malgioglio per il suo impegno a fianco dei ragazzi disabili, a cominciare dal progetto Era77.

“Come potremmo fare a non vivere l’uno per l’altro, come potremmo fare a non allungare la mano a chi ha bisogno e chiede aiuto? Questo, però, è un messaggio che va tradotto in modo concreto. Quello che riceviamo io e mia moglie da questi ragazzi è qualcosa di talmente particolare e bello che non riesco neanche a manifestarlo ma è qualcosa di stupendo”, queste le parole di Astutillo Malgioglio.

Pierluigi Colantuoni, Direttore della comunicazione della RAI Pierluigi Colantoni, ha introdotto il convegno dal titolo La rivoluzione paralimpica e la comunicazione RAI.

La chiusura della terza edizione del Festival della Cultura Paralimpica nelle parole del Presidente del CIP Luca Pancalli: “Credo che l’eredità che lascia questo Festival sia già nella partecipazione dei grandi ospiti che sono stati presenti insieme ai nostri atleti che hanno portato una testimonianza, oltre che sportiva, anche della loro vita. La voglia è quella di riuscire a giocare su un rettangolo di gioco molto più grande di quello che in maniera miope può apparire e che non è soltanto quello della competizione e dei risultati: noi vogliamo giocare anche nell’altra metà del campo, quella in cui ci confrontiamo con il mondo del sociale che ha bisogno dello sport affinché si possano tenere accesi i riflettori sulle tante problematiche che purtroppo nel mondo della disabilità ancora oggi esistono. Questo è il senso del Festival”.

“Anche se a Helsinki non ho potuto gareggiare è stato bello far parte della squadra, gioire per i risultati dei miei compagni, che sono stati sempre vicino me”, ha ricordato Riccardo Dalla Mana.

A chiudere gli interventi sul palco centrale Federico Rossi, protagonista di una recente impresa, quella di scalare lo Stelvio in carrozzina, e gli atleti sordi vincitori di medaglie agli ultimi Deaflympics.

“Più che la forza fisica, che quella si può allenare, ho avuto la fortuna di avere una capacità mentale molto forte. Ai giovani dico di gioire della propria età e di amare la vostra vita, perché se la amate lei ricambierà senz’altro”.

La giornata, animata come le altre due dal dee jay Michele Specchiale, è quindi proseguita nello spazio multimediale con la presentazione del cartone animaro Lampadino e Caramello, realizzato da Andrea Martini con la partecipazione della capitana della Nazionale di pallavolo sorde Ilaria Galbusera. A seguire, il Gli eventi in sala multimediale si sono chiusi con la proiezione del film With my face della regista e designer Madalena Da Silva Carlos.

Cinque i libri presentati. Un cuore da campione. Storia di Ludwig Guttmann è libro di Roberto Riccardi dedicato alla vita del padre del paralimpismo mondiale. La scrittrice Giovanna Romano ha parlato del suo  Un tiro Mancini. Matteo Betti. Storia del campione di scherma paralimpica, il tutto alla presenza dello stesso schermidore toscano.

Alberto Dolfin ha presentato il libro dedicato al fratello Marco, nuotatore paralimpico, dal titolo Iron Mark. Le corsie di Marco Dolfin: chirurgo e nuotatore.

La speranza in un dono è il lavoro a quattro mani di Angelo e Daniela De Rossi, quest’ultima atleta della Nazionale di nuoto trapiantati. Giovanni Rosati, infine, ha presentato il suo libro dal titolo L’officina dei sogni.