Edo Pampuro: “La Danza Sportiva paralimpica supera ogni limite”

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Member world inclusive dance association, founder italian inclusive dance assotiacion, Licence IPC WPDS Asjudicator, coreografo, tecnico e giudice FIDS, Member International Dance council, Member world integrative Dance association.

Edo Pampuro vive a Savona, è nato a Savona, e qui, da quando è stata costituita la Federazione italiana di danza sportiva (FIDS) si dedica con passione all’ambito del paralimpico In particolare con ballerini su sedia a rotelle, wheelchair para dance, e con disabili visivi ha ottenuto risultati che sono andati ben al di sopra di ogni aspettativa. Conosciamolo meglio per capire come è arrivato a lavorare in questo mondo speciale che, come lui stesso afferma regala un’esperienza umana, che chiunque dovrebbe fare.

Dal 2014 ad oggi diversi primi posti a competizioni nazionali ed internazionali di danza paralimpica, fino a diventare membro, rappresentante la nostra nazione all’Inclusive Dance World Association, associazione con sede a Mosca che si occupa di danza inclusiva rivolta a tutte le disabilità, non a livello sportivo ma a livello artistico. Proprio lo scorso anno durante il Galà finale del festival è stato insignito di questa carica inaspettata, per il suo lavoro di coreografo a disposizione del settore della disabilità.

La danza paralimpica, a seguito del grande successo di evento come la Coppa del Mondo di Danza in Carrozzina del giugno 2020, è in crescita anche in Liguria. Vi proponiamo questo dialogo sviluppato con Edo Pampuro da Antonella Sbragi, vicepresidente FIDS Liguria.

Secondo te che vivi a stretto contatto con questi atleti quanta importanza riveste per loro lo sport?
“Questo tipo di lavoro, anche svolto come volontariato, ci consente di aiutare le persone con disabilità, non solo a valorizzare le inclinazioni e gli hobby che ognuno potrebbe avere, ma li affianca nella lotta quotidiana per la conquista dell’autonomia, e aiuta noi a capire quanto la vita per un disabile può essere difficile, a volte anche solo per attraversare la strada o andare  in un bagno non attrezzato”.

Che cosa ti hanno insegnato e cosa possono insegnarci?
“Questo tipo di attività, richiede a noi insegnanti di danza, ma a qualsiasi operatore in questo settore di avere alcune doti, che non tutti hanno: pazienza, osservazione, comunicazione, empatia, psicologia , e naturalmente il saper adattare le tecniche di danza alle diverse persone. Infatti anche se le persone con disabilità sono catalogate in grandi schemi: disabili fisici, relazionali, visivi ecc. non ci sono mai due persone uguali nello stesso gruppo. Perciò il metodo di insegnamento deve cambiare completamente da disabile a disabile. Poi quando si è in trasferta per una competizione che sia nazionale od internazionale non esistono più ruoli prefissati può cambiare completamente: ci si trasforma in accompagnatori, fattorini, aiutanti nelle pratiche igieniche, alimentari,  nella vestizione prima e dopo la gara, ecc… Direi che quello che dobbiamo avere in noi è la voglia di mettersi al servizio degli altri, a volte lasciando anche leggermente indietro le nostre priorità. Facendo tesoro di quello che ho potuto vedere andando in giro per il mondo, osservando la forza di volontà degli sportivi o artisti paralimpici, posso solo dire: viviamo la vita attimo per attimo, al nostro meglio ed in qualsiasi condizione., senza porci dei limiti”. 

Come sei arrivato alla danza?
“Ho iniziato in giovanissima età, 5 anni, con la Ginnastica artistica, e l’ho praticata fino agli 11 anni, quando iniziai a dedicarmi alle danze di coppia, Standard e Latino Americano. Come ballerino ho vinto  numerosi campionati regionali e mi sono classificato al sesto posto agli Italiani di danza Latino Americane e di danze Standard, rispettivamente nel 1976 e 1978.
Le gare, allora, non si svolgevano nei palazzetti, ma nelle sale da ballo, si interrompeva la serata danzante per dare il posto alla gara di ballo.
Da lì al mio primo  campionato nazionale, realizzato a Reggio Emilia sotto un tendone da circo. Ricordo un campionato a Torino al Palazzo vela, e una rotonda sul mare, l’anno della maturità in Sardegna ad Alghero”.

Quale è stato il tuo percorso formativo?”
“A 18 anni ho iniziato lo studio della danza jazz con Micael Mc Neil. La danza jazz era agli albori, Savona poi era una piccola cittadina che accoglieva le cose con un po’ di ritardo.  Per caso mi sono avvicinato a questo tipo di danza e all’inizio non è stato facile, anche per il solo fatto di essere un ragazzo che ballava. Comunque  un’associazione di insegnanti di educazione fisica aveva proposto corsi di danza a Bogliasco ed io, insieme ad un’amica, decidemmo di iscriverci al corso. In macchina da Savona a Bogliasco, con l’entusiasmo di una novità.

Nel 1982 però mi sono innamorato letteralmente della danza afro, afrocubana e afro contemporanea. Ho iniziato a studiare dapprima in Italia, poi in Francia, Belgio, Cuba, con i più importanti maestri del momento: Oumar Camara, Jacques Badj, George Momboye, Merlin Nyakam, Eneida Castro, Zineb Senaji e Katina Genero che ho seguito per molti anni.

Una svolta decisiva è stata la richiesto di indirizzare la mia attività di coreografo nello  sport coreografo dapprima per il nuoto sincronizzato e poi per il pattinaggio artistico.

Parallelamente mi ha affascinato lo studio e l’attività in teatro, ho fatto parte di alcune Compagnie teatrali, per le quali, oltre ad il ruolo di attore, ho messo al servizio le mie capacità di coreografo che attualmente dedico al settore delle  danze Paralimpiche”.

La passione per il paralimpico?
“Tutto è iniziato perché una psicologa che lavorava in palestra mi ha chiesto  di attivare un corso di danza paralimpica. Le ho detto di sì con l’incoscienza della giovinezza a 30 anni

L’approccio  è stato faticoso, a volte drammatico, per niente facile come avrebbe potuto sembrare”. 

In questo momento un grande applauso per i risultati ottenuti a Mosca
“Enrico Gazzola e Lorella Brondo. Molti erano perplessi di fronte ad un ballerino che per di più ballava in carrozzina. Quando Enrico rimase senza ballerina non si diede per vinto e accettò con entusiasmo il suggerimento di continuare a ballare con Lorella. Nessuno di noi aveva ipotizzato a che cosa saremmo andati incontro. L’immaginazione è diventata realtà per le performances di danza inclusiva con ballerini provenienti da Europa, Asia, Sud e Nord America, Africa e Australia, in uno spazio online riempito con creatività, comunicazione, emozioni, colori nazionali e tanta fantasia. L’1 Dicembre 2020, online e con dirette Facebook dalle 10 alle 19, tutto questo è stato visibile in diretta.

L’Italia è stata rappresentata da

ATTIMO DANZA di Loano SV

BALLO ANCH’IO di Torino

ERIKA FERRARI di Parma

EDO PAMPURO di Savona”

Desideri e progetti per il futuro ?
Il riconoscimento del valore di tutte le persone normali che superano con lo sport la disabilità a fianco dell’esempio  dei  grandi atleti.

Non so quali progetto migliore ci potrebbe essere se non quello di  cercare di preservare la salute ed uscire da questa pandemia per poter riprendere l’ attività in Italia e all’estero”