I progetti della FIPSAS: “Favorire autonomia e inclusione con le attività subacquee”

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L’impegno di FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee) Genova per includere e dare alle persone con disabilità la possibilità di accedere a tanti corsi continua ormai da tantissimi anni, con risultati sempre molto importanti.

La Federazione ha previsto un percorso di Didattica Subacquea (DS) per le persone con disabilità fisica e sensoriale da più di 30 anni. Recentemente questa possibilità è stata allargata anche alle persone con disabilità  intellettiva e relazionale, ampliando anche le offerte didattiche (Autorespiratori, Apnea e Snorkeling). Negli ultimi anni anche il settore agonistico (Attività Subacquee e Nuoto Pinnato, SN) si è rivolto alle persone con disabilità. Nella Provincia di Genova alcune associazioni sportive attive nei settori DS ed SN propongono attività di Corsi Sub ricreativi e di introduzione all’agonismo e partecipazione alle gare di Apnea e Nuoto Pinnato.

Giuseppe Magnino, responsabile provinciale della Didattica Subacquea e direttore del Centro Formazione Istruttori della FIPSAS Genova, ha fatto il punto ai microfoni di SportAbility sia sui tanti risultati ottenuti, sia sulle idee ancora da completare.

Un progetto che ha origine molto tempo fa e che si è evoluto:

“Noi facciamo due cose come FIPSAS. Facciamo sia didattica, corsi di qualsiasi cosa, da bombole ad apnea. Poi c’è l’agonismo, quindi gare, soprattutto di apnea statica e dinamica in mare e piscina. Noi un po’ di anni fa, sarà stato prima del 2000, circa ‘97 ’98, abbiamo aperto la parte didattica anche alle persone con disabilità. Praticamente abbiamo iniziato adattando i corsi alle varie disabilità. Il primo corso importante che è stato organizzato era un corso per bombole. Ai tempi c’erano solo disabili fisici, avevamo persone paraplegiche o con altri problemi motori, amputati e simili. Piano piano, siccome l’interesse si è allargato in tutta Italia, ci sono stati istruttori che, sapendo della nostra proposta, hanno chiesto informazioni e hanno iniziato anche loro a fare queste cose, abbiamo ampliato i livelli di competenza, a seconda di quello che può fare una persona alla fine del corso. Se può andare da solo o se deve essere accompagnata; in che modo accompagnarla e anche a che profondità può andare. Ci siamo allargati anche all’apnea e poi, da tre anni, abbiamo cominciato a lavorare con persone con disabilità intellettivo-relazionale, quindi sindrome di Down, ritardi, autistici. Per ampliare la rosa di persone che possono accedere all’acqua, abbiamo, invece di fare bombole e apnea, che sono comunque impegnative fisicamente, cominciato a fare snorkeling. Un semplice percorso con galleggiamento in acqua, pinne maschera e tubo, dove la persona viene accompagnata e vede il fondale, i pesci. Insomma il primo passo dell’attività subacquea. Questo è stato recepito in maniera abbastanza importante perché abbiamo cominciato quattro anni fa a Camogli, con il Centro Subacqueo Mediterraneo Duilio Marcante. Ci ha cercato una casa famiglia, una casa famiglia con persone con disabilità che ha richiesto di poter fare questa esperienza. Noi abbiamo cominciato piano piano, logicamente facendo molta attenzione all’inizio a tutto quello che sarebbe potuto succedere. Diciamo che abbiamo fatto una serie di attività propedeutiche, anche a livello di sicurezza. Siamo riusciti finalmente a portarli in mare, abbiamo portato loro in acqua, quindi più che essere un’attività da piscina, è diventata un’attività estiva in mare, abbiamo coinvolto amici, parenti, famiglie, proprio per dare una sorta di inclusione o quantomeno di autonomia da parte delle famiglie per portare questi ragazzi in acqua. Sono quattro anni che stiamo facendo questa cosa. Poi si è allargata sempre di più, prima è entrata gente di Recco, dopo il Comune di Camogli, ed è arrivata gente da Genova con diverse associazioni di genitori che erano interessate.  Dunque stiamo andando avanti in questo modo”.

Lo scorso 11 settembre l’esperienza allo SportAbility Day. Un successo e una grande soddisfazione:

“Allo SportAbility, ad esempio, abbiamo portato 4,5 ragazzi dei nostri a nuotare per fare qualche dimostrazione, poi, a un certo punto, ha iniziato a crearsi la fila di gente che voleva provare. Abbiamo passato le pinne, insomma ci siamo organizzati in qualche modo per far provare tutti in un’ora e mezza. Abbiamo fatto provare tante persone non sapevamo più come farli cominciare. È una cosa bella che ti dà autonomia, ti dà la possibilità di muoverti in un ambiente dove prima magari non ti sarebbe mai venuto in mente di andare. C’è anche più sicurezza perché uno che riesce ad andare in acqua e riesce a fare più cose acquista consapevolezza. Noi abbiamo avuto un ragazzo che il primo anno aveva paura dell’acqua, non metteva nemmeno il piede nell’acqua. Con calma siamo andati in piscina e poi tutto il resto. Al secondo anno la madre mi ha detto che, in estate, non riusciva più a tenerlo fermo perché voleva andare in mare a nuotare con la sorella. È stata una conquista per noi e per lui. Noi cerchiamo di seguire il più possibile queste persone, proviamo a spiegare più cose possibili, proprio per dare autonomia. Muoversi in acqua fa anche bene a livello fisico, riesci ad andare oltre certi limiti. Anche l’attività in piscina è importante. Ho avuto anche due o tre ragazzi che avevano avuto già esperienza di nuoto, alcuni con lo Special Team, che facevano anche gare. Gente che in acqua andava molto bene e hanno semplicemente acquisito capacità in più, come risolvere i crampi, svuotare la maschera in caso di emergenza. Poi abbiamo portato questi ragazzi in mare. Siamo andati a San fruttuoso, fuori Camogli e cerchiamo spesso di andare in posti particolari per provare a invogliare. Facciamo delle sorte di gite, dove arrivano poi anche genitori, fratelli, amici che magari vengono in acqua anche con noi. È un’attività che è piaciuta molto. Abbiamo avuto anche alcuni contatti con altre associazioni di genitori che spero che quest’anno, nella stagione primaverile ed estiva, potrebbero magari portare a sviluppare qualcosa anche su Genova. Sarebbe interessante poterli portare anche qua nella spiaggia di Boccadasse per dare nuovi stimoli”.

Il Covid sta influenzando le attività di tutti, ma l’impegno continua:

“La situazione Covid al momento comanda su tutto, le famiglie sono abbastanza attente a queste cose, perché i ragazzi, oltre ad avere disabilità, possono anche avere ripercussioni su altre cose. Bisogna, dunque, stare molto attenti. Noi fino adesso siamo riusciti bene con i pochi ragazzi che abbiamo, tra l’altro molto inquadrati, mascherine e tutte le precauzioni necessarie. In mare ognuno ha la sua attrezzatura personale che viene consegnata a inizio corso e poi viene recuperata alla fine corso. In alcuni casi lasciamo in uso anche durante l’estate. Noi poi disinfettiamo tutto e le usiamo ad altre persone una volta sistemato”.

Idee chiare per il futuro, in attesa degli sviluppi della pandemia:

“Idee ce ne sono tante. Anche lì bisogna stare molto attenti. Noi abbiamo sempre un rapporto uno a uno, quindi ogni ragazzo in acqua ha il suo istruttore che lo segue, che lo aiuta nella vestizione, nei controlli e poi lo porta in mare o in piscina. Per sicurezza ognuno ha un istruttore. Quindi se noi siamo quattro, cinque, sei istruttori, non possiamo certo fare gruppi di venti persone. Cerchiamo sempre di stare con i piedi per terra, di cercare un attimo di capire come possiamo muoverci e migliorarci. Ultimamente siamo stati contattati da una questa nuova associazione. Mi piacerebbe molto avere un contatto con la FISD e con altre società”.

Anche la Medicina dello Sport è vicina alle attività subacquee con un supporto costante e qualche bella iniziativa:

“Noi abbiamo avuto una collaborazione, anzi una disponibilità, da parte dell’associazione dei Medici dello Sport che ci hanno sempre mandato un loro associato, medico sportivo, sul bordo vasca per vedere i ragazzi, per seguirli, per eventualmente risolvere qualsiasi problema, che fortunatamente non è mai successo nulla. So che vorrebbero fare una giornata di studio in cui presentano i casi, presentano le situazioni proprio per fare in modo che venga conosciuta anche in altre zone questa realtà. In più siamo stati seguiti associati, affiancati da terapisti, da persone esperte del lavoro con persone con disabilità in acqua. Ci hanno dato un sacco di dritte, che magari noi come istruttori non vedevamo ma loro come tecnici ci hanno aiutato a vedere. Noi cerchiamo sempre di ampliare la cosa, di allargarla a tutti. Non ci sembra il caso di fare campanilismi o cose simili. Vogliamo allargare a tutti queste discipline. Noi lo facciamo perché ci fa piacere, perché dà la possibilità ai ragazzi di fare qualcosa di interessante”.

Un’esperienza che ha entusiasmato questi ragazzi è stata quella alla Marina Militare della Spezia:

“Siamo stati invitati a La Spezia dalla Marina Militare, siamo andati lì, ci hanno portato con le loro barche fuori dalla Diga di Spezia. Abbiamo fatto un’oretta di attività con i ragazzi, poi addirittura li hanno dato la maglietta, hanno mangiato alla mensa. Erano tutti davvero contenti, è stato divertente e molto bello. È una cosa che attira e incuriosisce. Alla fine la cosa importante è proprio riuscire a incuriosire, includere questi ragazzi. Una cosa che sto cercando di fare, per esempio, è proprio inserire la prossima persona con una disabilità fisica che arriverà, se ovviamente potrà accedere in piscina, in acqua con i normodotati, perché certe cose verranno ovviamente fatte in modo diverso però se riescono a farle per quale motivo devono essere separati dagli altri. Cerchiamo di includere queste persone. Sarebbe molto bello andare in mare tutti insieme, ognuno fa quello che vuole, quello che può. Proviamo a fare attività sociali. Io ho visto persone che, prima, avevano timore a parlare con ragazzi con disabilità, ora quando si incontrano per strada, dopo due o tre anni, parlano e dialogano come se si conoscessero da sempre. Non è utile solo a loro ma è utile a tutti. Riuscire a capirsi è interessante dal punto di vista umano anche”.

Simone Fargnoli 

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