Il Gruppo Città di Genova Onlus presenta il progetto ‘Il gioco, la palestra per la mente’

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I primi di marzo prenderà il via un grande progetto, “Il gioco, la palestra per la mente”, voluto fortemente dal Gruppo Città di Genova Onlus.

Al parco di Villa Gruber nel capoluogo ligure si svilupperà un’iniziativa che vedrà protagonisti anche ragazzi con disabilità. Ai microfoni di Sportability, il presidente Valter Mereta ha presentato le caratteristiche e gli obiettivi di un progetto inclusivo e ludico, partendo proprio dal valore dello sport e dei giochi tradizionali genovesi.

L’idea è quella di avvicinare allo sport attraverso il gioco:

“Il progetto nasce da un bando regionale a cui abbiamo aderito e che prenderà l’avvio ai primi di marzo. Si tratta di cercare di avvicinare allo sport, e di conseguenza gesto atletico, i ragazzi disabili attraverso il gioco. Cioè adesso la professione dei giochi della tradizione storica genovese. Questi sono la lippa, le grette, il pampano, quei giochi da strada che venivano utilizzati dai nostri antenati, dai nostri nonni.  Comunque diciamo che si affianca il gioco a quello che può essere un movimento classico che poi viene riprodotto anche negli sport veri e propri. Per esempio, la lippa è un gioco che ci ha dato i natali al baseball, per cui molti dei gesti atletici che vengono riprodotti nel baseball in effetti sono gli stessi che vengono riprodotti dal gioco della lippa”.

La rassegna dei giochi tradizionali continua, l’intento è coinvolgere:

“Altrettanto si può dire per esempio con le piastre, che poi sarebbero muretto, questi giochi qua che si avvicinano molto tra loro, fatti coi sassi, fatti con le pietre ma che ricordano, in maniera abbastanza esaustiva, anche il gioco delle bocce. Il pampano è un gioco che facevano soprattutto le bambine e pure i ragazzi. Questo riproduce il salto e di conseguenza l’abbinamento di vari elementi. Specialmente per i ragazzi disabili sarebbe interessante il coordinamento fra il gioco delle mani, la funzione che si fa nel giocare e la dimensione della forza. Insomma queste pratiche qua potrebbero essere molto coinvolgenti”.

La proposta. Una prova di tiro alla fune con ragazzi con disabilità protagonisti, coinvolgendo diverse associazioni:

“Io avrei voluto proporre, se fosse possibile, una prova di forza fra tutte le società, logicamente in maniera molto coordinata, che poi si vedrà come poterla fare. Praticamente sarebbe un torneo di tiro alla fune, per cui magari ogni associazione viene vestita con una t-shirt di colore diverso per rappresentare l’associazione, che può portare cinque ragazzi. Dobbiamo pensare a qualche piccola regola però vogliamo sfruttare anche il fatto di poter fare un’iniziativa coinvolgente che raggruppi più associazioni. Iniziamo questa attività ai primi di marzo, abbiamo già coinvolto alcune associazioni, prima faremo un corso per gli operatori che poi possono riprodurre anche al di fuori della nostra realtà. Noi lavoriamo qua a Villa Gruber, nel parco pubblico di Villa Gruber però poi si possono riproporre gli schemi dell’iniziativa in altre realtà territoriali. Noi lavoriamo con l’Accademia Pedagogica Philos e con La Nostra Famiglia di Varazze, per cui saranno un po’ i primi che sperimenteranno l’effettiva valenza del progetto”.

Presente allo scorso Sportability Day, l’impegno del Gruppo Città di Genova per la disabilità è noto. Il presidente ha ribadito l’importanza di rendere lo sport allentante:

“Partiamo dal valore dello sport inteso come applicazione del gioco che per i bambini, per i ragazzi disabili è anche più allettante e più facile, perché delle volte impostare lo sport ai ragazzi, a parte quando si tratta di una corsa, di un gesto semplice, facilmente riproducibili, è più complesso. Secondo la nostra visione è più facile impostare le attività attraverso il gioco, poiché i ragazzi restano maggiormente coinvolti e attenti. Bisogna sempre cercare di non varcare le soglie di attenzione. Noi abbiamo sperimentato che per una quarantina di minuti ci stanno a sentire, poi oltre cominciano a distrarsi. Chiaramente dipende anche dal tipo di handicap che possono avere. Noi lavoriamo molto con i ragazzi autistici, con i ragazzi della Philos e anche lì bisogna stare attenti perché, per esempio, non si possono coinvolgere più di quattro o cinque ragazzini per volta. Viceversa non si ottengono dei risultati di attenzione necessaria”.

L’emozione che l’esperienza fa tornare alla mente riguarda la tradizione e le radici:

“Veniamo da questa esperienza qua del gioco tradizionale molto bella, perché noi facciamo delle rassegne tutti gli anni che vengono dedicate proprio alla riscoperta del gioco tradizionale attraverso una manifestazione, Genova gioca, poi partecipiamo ai Festival internazionali che si svolgono in tutta Italia. Noi vediamo che questi giochi qua sono attrattivi soprattutto perché hanno una caratterizzazione intergenerazionale. Abbiamo il nonno che gioca insieme al nipote, magari spiegando le regole e come giocava lui cinquant’anni fa.  Sono delle occasioni anche di scambio e di incontro che non sono banali. Quando andiamo a Verona tutta la città è coinvolta nel Tocatì, una manifestazione internazionale che coinvolge proprio tutta la città riproponendo i vari giochi che nascono dalla tradizione”.

Riconoscimenti internazionali in passato, modo per celebrare l’immagine di Genova:

“Nel nostro sito si può vedere, nella pagina dedicata alla online, c’è anche un articolo, una ripresa televisiva, di Al Jazeera che è venuta a riprendere a Genova l’antico gioco delle grette, giudicandolo come uno dei cinque giochi più interessanti al mondo come gioco di strada, come gioco popolare. È stata una bella occasione per riproporre un’immagine della città”.

Tra i primi risultati e le aspettative intorno a questo progetto. La chiosa del presidente Valter Mereta:

“Un primo risultato lo abbiamo già avuto perché questo piccolo report che è stato fatto sui social ha incontrato tantissimi riscontri. Ci hanno già telefonato in tanti ed è stato piuttosto pubblicizzato. Diciamo che, essendo un po’ una novità, come tutte le novità, che in realtà novità non è visto che stiamo parlando di cose che si facevano tempo fa, ha suscitato curiosità. Quello è già un primo risultato, poi vedremo se, in sede proprio operativa, una volta che verranno proposti questi incontri qua all’interno del parco, come reagiranno i ragazzi. Sarà utile avere anche un feedback da loro”.

Simone Fargnoli 

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