L’impegno della Velocior Spezia: “Facciamo inclusione nella società civile attraverso lo sport”

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L’impegno della Velocior Spezia: “Facciamo inclusione nella società civile attraverso lo sport”

La Società Canottieri Velocior 1883 è stata fondata a La Spezia il 27 agosto 1883 ed è la sesta società di canottaggio fondata in Italia. Le prime affermazione sportive risalgono al 1905 per merito di un equipaggio denominato Tempesta che dominerà negli anni a venire le classifiche nazionali. Da allora gli spezzini hanno ottenuto risultati agonistici ragguardevoli riconosciuti dal Coni nel 1984 con l’assegnazione della Stella d’Oro al merito sportivo. Questa “piccola” realtà, grazie all’impegno di Pino Cocco, oggi Responsabile Canottieri Velocior del Settore Canottaggio Speciale, ha iniziato un percorso di inclusione e di sport con ragazzi con disabilità. Il dirigente ha raccontato a SportAbility l’organizzazione e gli obiettivi di un gruppo che nemmeno la pandemia ha fermato.

Il rapporto con Special Olympics e il fine di questo importante percorso:

“Non solo Special Olympics ma anche la Federazione Italiana Canottaggio che ha sostenuto lo sport per persone con disabilità intellettiva e relazionale, oltre ovviamente a diciamo alla parte storica, cioè quella legata ai disabili fisici. E peraltro noi abbiamo fatto far parte di un progetto che è iniziato la metà di settembre ed è finito poco prima di Natale, dove appunto la Federazione ha individuato 9 poli, in tutta Italia, quindi nove società tra cui La Spezia, perché ha visto che appunto noi abbiamo 15-20 ragazzi che fanno attività di canottaggio. Ci hanno messo a disposizione un’imbarcazione, chiaramente per un periodo, proprio per incentivare ancora di più l’attività e ci hanno messo a disposizione due energometri, che sono quelle macchine che vengono usate a secco per poter fare attività di canottaggio. Quindi non soltanto Special Olympics. Noi siamo partiti giustamente e orgogliosamente con la Special Olympics perché era il progetto che più ci piaceva per quanto riguarda la nostra visione di sport. Noi non siamo per l’agonismo, siamo perché lo sport sia soltanto uno strumento e non l’obiettivo. Lo strumento di far stare insieme ragazzi, per fare un po’ di attività motoria. Addirittura noi partecipiamo anche a tantissime trasferte, andiamo in giro per tutta Italia, perché si è creato un circuito come noi come la Canottieri Velocior in altre società. Andiamo da Torino a Trieste passando per la Toscana, arrivando al Lazio, alla Campania e siamo arrivati ad oggi che abbiamo anche le Marche, la Puglia. Siamo arrivati fino a Palermo dove siamo andati nel 2018 a fare una esibizione di canottaggio per tutti i nostri ragazzi, all’interno di un evento nazionale che era quello del Coastal Rowing, che è una delle barche che ultimamente la Federazione sta spingendo molto perché è una barca molto versatile va bene sia per le persone che non fanno più l’agonismo puro, pur essendo una barca agonistica, però non è diciamo la parte olimpionica che impegna in maniera diversa e una barca che permette di camminare lungo costa e quindi dò la possibilità ai nostri ragazzi di una barca sicura e che permette di salire a bordo in maniera abbastanza comoda, poiché oltre alla disabilità fisica alcuni dei nostri atleti ha anche qualche problema motorio. Per questo ci vuole anche la possibilità di poter salire in maniera agevole. Tutto questo serve per fare inclusione. Noi partecipiamo quasi sempre ad eventi dove ci sono anche altre categorie di ragazzi, giovani e meno giovani, così possiamo stare insieme a loro e fare inclusione perché questo è importante. Far conoscere quello che è il mondo della diversabilità. La cosa bella della nostra società appunto è che noi ci alleniamo due volte alla settimana, insieme ad altri ragazzi di altri corsi, anche loro crescono insieme ai nostri atleti. Tra loro non vedono le differenze, si salutano, stanno insieme, scambiano le loro opinioni sul canottaggio come se nulla fosse. Questo è sicuramente fondamentale per il nostro obiettivo: fare inclusione nella società civile attraverso lo sport, attività ludiche e anche con il turismo perché spesso con i nostri ragazzi, magari per una gara di 5 minuti, stiamo fuori 2 o 3 giorni, andiamo a visitare le città, facciamo cultura. Le famiglie, ovviamente, sono molto felici di questa cosa, perché sicuramente non vedono più nei loro figli quei limiti che magari, purtroppo, ci sono ancora nella società civile, è inutile nasconderlo, sia nel mondo del lavoro che in altri in altri settori. Attraverso lo sport, invece, riusciamo a valorizzare le nostre differenze”.

La risposta dei ragazzi è stata buona nonostante un periodo, legato al Covid-19, piuttosto difficile:

“Noi abbiamo lasciato poco prima di Natale ed eravamo a numero pieno, cioè 20 ragazzi tesserati e diciamo 18, 19 che partecipavano. Ora qualche famiglia purtroppo mi ha mandato un messaggio quando abbiamo ripreso le attività, sotto l’Epifania dicendo che in questo momento avevo un po’ di paura. Qui siamo in una società dove tutti quanti hanno l’obbligo di entrare con il game pass, oltretutto i nostri ragazzi, essendo soggetti particolarmente a rischio, sono i primi che fanno i vaccini, però ovviamente si può comprendere come il genitore qualche timore lo abbia. Noi abbiamo la possibilità di fare sia attività all’interno, vista la palestra al chiuso, e all’esterno dove abbiamo il piazzale. Lì tiriamo fuori appunto questi energometri, ma addirittura anche con la barca usciamo. Quindi noi, finito il momento nello spogliatoio dove si sta con la mascherina, si esce fuori all’aperto e la mascherina può essere abbassata.  Ci sono familiari di sessanta, settant’anni perché il target medio dei nostri ragazzi è 45-50 anni; abbiamo anche ragazzi giovani, avere ragazzi di 15 anni vuol dire rapporti con genitori di 40-45 anni con una maggiore apertura mentale e meno preoccupazioni. Dipende comunque tutto dal tipo di patologia. Dopo la prima volta che ci siamo rivisti, era martedì scorso ed eravamo in 7 ragazzi, ieri eravamo già 12 13. Magari piano piano riprenderemo. Noi abbiamo una chat dove parliamo, dialoghiamo direttamente con i ragazzi e liberamente possono dire la loro. Analogamente c’è una chat con le famiglie cerco di spiegare gli eventuali rischi che si corrono a venire a fare attività e quindi magari qualche genitore si convince e ovviamente lo manda proprio tranquillamente”.

Lo sport e l’inclusione due valori che possono aiutare una società civile ancora da sistemare:

“Inclusione è fondamentale. Questa è una società che comunque non include il diverso. Quando dico diverso lo dico a tutti i livelli. Abbiamo atti di bullismo nono solo a scuola, problemi di razzismo e così via. Ancora oggi ci sono diffidenze verso i ragazzi con disabilità intellettiva, ma non tanto nel mondo della scuola, perché in quel caso il mondo della scuola è ancora un ambiente protetto, dove ci sono ragazzi che non vedono le differenze. Intendo scuole medie, e addirittura anche scuole superiori, perché hanno fatto cultura e non vedono le differenze, avendoli frequentati fin da piccoli. Il problema è ancora oggi nel mondo della società civile, nel mondo del lavoro. Nonostante le leggi che permettono di assumere persone con sgravi fiscali e quant’altro, comunque una ditta preferisce spesso non prendere la persona, anzi addirittura ci sono anche assunzioni che sembrano fatte solo per far piacere alla famiglia non dando neanche quello che è la loro quota mensile di stipendio. Lo sport è fondamentale. Attraverso lo sport noi riusciamo ad arrivare da tutte le parti, anche con le persone adulte. Insieme a loro andiamo in giro a far conoscere i nostri ragazzi. Ripeto è solo una diffidenza, la paura della non conoscenza. Noi siamo i loro affiancatori, i loro facilitatori. Non mi permetto di dire operatore e nemmeno educatore siamo il loro facilitatori. Dove loro non possono arrivare in alcune situazioni, subentriamo noi che siamo di supporto. Organizziamo trasferte, gli alberghi e ristoranti e il resto, Facciamo tutto noi. Faccio un altro esempio importante, facciamo canottaggio unificato. In barca salgono sia atleti speciali che atleti normodotati e quindi loro non trovano assolutamente nessuna differenza, non vogliamo ghettizzare.  La cosa che mi piace dire è che non diamo questa parvenza; è brutto partecipare a manifestazioni dove ci sono soltanto ragazzi con disabilità intellettiva perché è limitato a loro e quindi non si cresce sotto questo punto di vista. Anche con la Federazione italiana canottaggio abbiamo chiesto di partecipare a manifestazioni che includono includere il settore, chiamiamolo, Special Olympics paralimpico e con ragazzi speciali, perché prima non c’erano queste manifestazioni ma solo regate organizzate che erano soltanto per le varie categorie. Ora, invece, è stato fatto un protocollo d’intesa a livello nazionale. Parlando con il presidente Abbagnale e tutto il Consiglio Nazionale si sta lavorando per inserire sempre una gara regionale all’interno degli eventi che si fanno”.

Ripresi gli allenamenti, il lavoro continua. Febbraio già nel mirino, consapevoli dei rischi:

“Noi lavoriamo come se piano piano, grazie al vaccino, stiano diminuendo i contagi. Noi a ottobre, a novembre abbiamo fatto, con tutte le società che appunto abbracciano questo progetto e che sono oltre una ventina a livello nazionale, abbiamo già buttato giù un calendario gare. Addirittura il 13-14 Febbraio potrebbe esserci la prima gara a Torino, organizzata dalla società Canottieri Esperia, dove anche loro da qualche anno hanno aperto il settore Special Olympics in una gara che organizzano dagli anni Ottanta, che si chiama D’inverno sul Po, hanno inserito anche la gara per i nostri ragazzi, quindi noi già il 13 e 14 di Febbraio dovremmo andare su a Torino. Ovviamente vediamo cosa succede, noi comunque ci stiamo allenando bene, stiamo lavorando bene. Con le famiglie soprattutto si cerca di far capire i rischi eventuali che ci possono essere andando in trasferta.  Si deve stare insieme sulle macchine, si deve dormire insieme con i ragazzi e i nostri accompagnatori e poi si deve stare in mezzo ad altre persone durante il sabato e la domenica”.

Oltre le diversità, alcune partecipazioni a grandi eventi sono motivo di orgoglio:

“Il canottaggio forse non è per tutti sull’imbarcazione però come le dicevo abbiamo un attrezzo, l’energometro, che imita molto la barca. Grazie a quello ci sono ragazzi, anche con delle patologie un po’ più gravi che riusciamo comunque a coinvolgere. E anche di questo di strumento a livello nazionale, a livello europeo e a livello mondiale fanno delle gare a tutti i livelli anche di categorie e divisi per età. Abbiamo partecipato come nazionale italiana a quattro manifestazioni europee: siamo andati in Inghilterra, a Londra, a Parigi e in Ungheria”.

Importante far conoscere questi settori di società gloriose:

“Allora noi, grazie alla Federazione Italiana Canottaggio, abbiamo materiale divulgativo, locandine e simili. Come referente del progetto per la Spezia sono andato nelle palestre, nelle scuole a ad affiggere questi manifesti però più si fa conoscenza e più si divulga e meglio è. Noi siamo Canottieri Velocior La Spezia 1883 e siamo in Piazzale Fiorillo. Facciamo attività due giorni la settimana, il martedì e il giovedì dalle 16 alle 17:30”. 

CONTATTI E INFORMAZIONI UTILI 

Sito: http://www.velocior1883.it/

Pagina Facebook: Canottieri Velocior 1883 asd 

Recapiti telefonici: 0187 731725 – 3316236162 (Pino Cocco)

Mail: velocior1883@libero.it

Simone Fargnoli 

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