Bronzo a Tokyo per Andrea Liverani: “Lo sport mi ha aiutato a riprendermi la vita”

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Genova è stata sede dei festeggiamenti per i 75 anni dell’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana). Grandi ospiti e firme d’eccezione per l’occasione a bordo della nave da crociera MSC Seaview. Volti noti del giornalismo e dello sport per raccontare un’avventura iniziata tantissimo tempo fa. Tra i più giovani campioni presenti c’era Andrea Liverani, bronzo nella carabina 10 metri alle scorse Paralimpiadi di Tokyo 2020.

Milanese di nascita, da sempre vicino al mondo sportivo, tante discipline provate fino ad arrivare alla pallacanestro a livello amatoriale. Nel settembre 2010, a vent’anni è stato coinvolto in un grave incidente stradale causato da un camion furgonato che ha eseguito un’incauta e vietata inversione di marcia. È stata subito diagnosticata immediatamente la perdita dell’uso delle gambe, ma, grazie all’esperienza vissuta in reparto nel percorso riabilitativo, Andrea ha riscoperto lo sport. Entra a far parte della Briantea 84 giocando a Basket in carrozzina, prima di rimanere folgorato dal Tiro a Segno, disciplina che gli fa raggiungere ottimi risultati a livello agonistico. Gli basta infatti un solo anno per entrare nella squadra Nazionale Italiana Paralimpica di Tiro a Segno. L’ultimo dei suoi successi, tra i quali si ricordino 16 medaglie d’oro, 12 di argento, 12 di bronzo, tra campionati italiani e internazionali, e diversi record mondiali, è la medaglia a Tokyo, tassello speciale di una storia incredibile, pronta ad aumentare le sue pagine. Ecco le parole del campione a Sportability Liguria.

L’impresa di Tokyo è ancora nella mente e nel cuore:

“Mi viene in mente un ambiente fantastico. È stato tutto incredibile. Poi la mia prima Olimpiade, tante emozioni. Davvero bello”.

Andrea e la carabina, una storia iniziata per caso ma è stato amore a prima vista:

“Mi sono avvicinato per caso, andando al poligono a fare il diploma di uso maneggio e armi. Ho iniziato con la pistola poi mi fecero provare la carabina e mi sono subito innamorato al primo colpo. Da quel momento lì non mi sono mai fermato. Ho cominciato a fare le gare, ho visto che ci prendevo che facevo risultati e ho proseguito a tirare. Alla fine è quello che amo e che mi piace”.

L’incidente e lo sport come supporto per tornare a vivere:

“Lo sport da quando ho fatto l’incidente undici anni fa è stato una parte fondamentale della mia vita. Mi ha aiutato dal punto di vista riabilitativo. Mi ha aiutato a riprendere la mia autonomia e a riprendere la mia vita. Una cosa davvero fondamentale per me e credo lo sia per molti altri in una condizione di disabilità, ma anche per chi non ha alcuna disabilità”.

Un messaggio per coloro che non hanno ancora fatto il passo decisivo verso lo sport:

“Provare. Consiglierei di provare tutti gli sport che uno pensa gli possano piacere. Dico di continuare a fare quello che piace, poi i risultati e i miglioramenti arrivano con il tempo e con l’impegno”.

Nel mirino non c’è solo la Paralimpiade di Parigi:

“Prima bisogna pensare ai Mondiali e gli Europei che serviranno anche per prendere la card. Quindi prima puntiamo a quelli, poi step by step penseremo anche a Parigi”.

I 75 anni dell’USSI una ricorrenza speciale anche per Andrea che sottolinea l’importanza dei giornalisti sportivi:

“Sono felice che mi faccia questa domanda. I giornalisti hanno fatto un lavoro straordinario, sia a Tokyo che prima. Sono nato in una famiglia di giornalisti, mio padre con l’azienda fotografica, mio nonno con l’archivio. Il giornalismo è un tema che mi è molto caro a livello famigliare”.

Simone Fargnoli