#MiFidoDiTe per la ricerca: ultima tappa di un’avventura speciale

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Alessandro Mennella, genovese ipovedente e sordo profondo dalla nascita a causa della sindrome di Usher, e Marcella Zaccariello, nuotatrice master e tra i fondatori di Rare Partners, hanno chiuso la loro avventura del progetto #MiFidoDiTe. Una storia incredibile è stata scritta dai due e dalla splendida associazione un’altra pagina di questa incredibile impresa sportiva e solidale inserita all’interno del circuito di gare in acque libere organizzato su scala nazionale da Italian Open Water Tour, che ha da subito sposato questa grande avventura. Una maratona a nuoto di 42 chilometri in sette tappe, a sostegno della ricerca sulla Sindrome di Usher, legati l’uno all’altra, coscia a coscia, da una corda lunga solo 50 centimetri e da una fiducia totale. L’appuntamento di domenica 10 ottobre a Ischia ha chiuso questo percorso, senza che si potesse disputare la gara.

Marcella, dopo ogni tappa, scrive un “diario di viaggio” per condividere fatti ed emozioni di questa esperienza con gli altri. Ecco le sue parole che raccontano una giornata meteorologicamente sfortunata e che tracciano un bilancio di un’avventura speciale:

Trovare le parole per descrivere il senso di incompiuto unito ad una crescente malinconia e una profonda gratitudine non è semplice.  Sono sentimenti cosi diversi che sembra impossibile  che possano convivere serenamente, eppure è cosi! Sarebbero stati gli ultimi 6km per arrivare alla fine di questa nostra maratona a favore della ricerca sulla Sindrome di Usher.

Avremmo dovuto affrontare una traversata in mare aperto da Procida a Ischia. Sapevamo che avremmo dovuto nuotate in un mare probabilmente non semplice. Avevamo studiato le correnti, il vento, le traiettorie e ipotizzato i possibili problemi e concordato le soluzioni, i segnali e l’ordine dei gesti per un eventuale cambio lato. Ognuno a modo suo aveva già abbozzato l’immagine di quell’arrivo, di quell’ultima bracciata, l’adrenalina che diventa calore sciogliendosi in quell’ultimo nostro abbraccio e l’emozione di sapere che insieme ce l’avevamo fatta. La giornata di sabato era stata perfetta, il mare calmo, il calore del sole e quell’euforia da ultima tappa.
Ma Nettuno ha detto NO.
Ci eravamo dati appuntamento al campo gara presto, per il ritiro dei pettorali e per condividere insieme agli altri quell’atmosfera fatta di gesti, sguardi, sorrisi, che ritrovi ad ogni gara ma che domenica tutti sapevamo che sarebbe stata più speciale. Non ho avuto bisogno della sveglia. Sono stati il rumore della pioggia e il suono del vento a darmi il buongiorno. “ vuoi proprio farcela sudare questa finale caro Nettuno” questo il mio primo pensiero prima di avvicinarmi alla finestra. Un mare gonfio, il castello Aragonese circondato dalla schiuma, gli alberi delle barche che oscillavano in balia di un vento che con prepotenza voleva dire la sua.
Sei arrivato bagnato come un pulcino, avvolto nella tua giacca a vento e con il tuo solito sorriso. “Si partirà dopo?” mi chiedi. “Fidati di me Ale, oggi non si parte!”. Aspettiamo.
Tutti sapevamo che Nettuno si era messo di traverso e in un rispettoso silenzio abbiamo trovato l’unico modo di affrontare l’attesa. Le ore sono scivolate via, una dopo l’altra, ma le condizioni non sono migliorate. La sicurezza prima di tutto. E’ ufficiale. La gara è cancellata.
Seguono gli abbracci, le pacche sulla spalla, gli sguardi tra di noi e tra tutti i nuotatori di questa bellissima comunità. Ogni gesto è portatore di affetto. “Mi mancherà non vedervi uscire dall’acqua”, trattengo a stento la commozione nel sentire questa frase.
Oggi Ischia si tinge di “rosa” il colore ufficiale di questa tappa. Tutti indossiamo la maglia della gara in segno di gratitudine per un’organizzazione che con passione ci ha regalato un circuito fantastico, sette tappe di una bellezza sconvolgente e la possibilità di intraprendere il nostro viaggio indimenticabile, di quelli che ti restano dentro e che trovano nel cuore il posto naturale dove stare.
Ogni singolo km ha rafforzato il nostro legame, affinato la nostra comunicazione, e insegnato che insieme si può.
Non sono pronta a mettere un punto a questo progetto e a questa maratona mancata.
Da domani riporremo la tua muta, faremo riposare un po’ i nostri muscoli, ma non finirà il nostro impegno insieme per supportare la ricerca sulla Sindrome di Usher.

Ci vediamo ….presto amico mio!

Grazie di cuore

Marcella & Alessandro”.

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