Aquile Azzurre: “Wheelchair Hockey è emozione e divertimento”

0
584

Dopo alcune esperienze personali con l’hockey in carrozzina, nel 2008, Rosalba Cirasola e alcuni compagni iniziano una bellissima avventura nel panorama genovese: nasce l’ASD Aquile Azzurre 2008, squadra di Wheelchair Hockey che partecipa al campionato nazionale F.I.W.H. La presidente racconta la storia dell’associazione, gli obiettivi e l’importante valore dello sport per combattere la disabilità.

La genesi della società ha un origine ben precisa:

“Io ho conosciuto questo sport tramite un collega che lo praticava già e mi ha invitato a vedere una partita, dopo di che ho iniziato a giocare con lui nella sua squadra, poi lui, per problemi di lavoro e famigliari ha dovuto trasferirsi fuori Genova. A quel punto, insieme ad altri giocatori con i quali ero diventata amica, abbiamo formato le Aquile Azzurre tutti insieme. Mi hanno proposto anche di essere la presidente dell’associazione e ne sono stata felice”.

Rosalba racconta la sua storia e l’emozione di scendere in campo da protagonista:

“Io ho avuto la poliomielite all’arto inferiore destro e, fin da piccolina, ho sempre avuto difficoltà ad essere inserita negli spot, anche a scuola mi esoneravano di ufficio mentre io volevo sempre far qualcosa. Ero felice di poter fare sport come protagonista e non come spettatrice; da spettatrice l’ho sempre fatto per mio marito, per mio figlio ma da partecipante non ero mai riuscita. Ho ancora, nonostante l’età, il piacere di partecipare alle partite”.

 

Tanta voglia di crescere e di coinvolgere i giovani:

“All’inizio eravamo una decina, ci siamo autotassati e abbiamo messo insieme le Aquile Azzurre, poi piano piano abbiamo iniziato a trovare fondi, a trovare volontari bravissimi che ci aiutano, fanno da autisti, da meccanici. Io adesso potrei anche mollare perché sono più di vent’anni che lo faccio, dal 2008 con questa società, e vorrei dedicarmi alla famiglia, essendo anche diventata nonna. Sto cercando nuove risorse e vorrei far conoscere questo sport ai giovani perché pochi giovani si avvicinano a questa disciplina. Altre persone della squadra stanno raggiungendo una certa età. Il più piccolo ha 14 anni ma è l’unico. Tante squadre hanno anche ragazzini di 10 anni. Le mamme magari hanno paura ma devo dire che in tanti anni che lo facciamo nessuno si è mai fatto male veramente, a parte qualche graffio. Voglio fare avere meno timore anche alle mamme”.

Agonismo e aggregazione:

“È un modo di stare insieme, una volta alla settimana ci incontriamo, facciamo l’allenamento. In quest’anno di Covid-19  abbiamo sofferto l’assenza del contatto con gli altri, la possibilità di scambiarsi le opinioni. Ora con le dovute precauzioni abbiamo ripreso e speriamo non succeda altro e si possa continuare”.

Lo sport può fare la differenza e regalare sensazioni incredibili:

“Per me fare sport è importantissimo. Quando sono sul campo di gioco mi sento uguale a una persona non disabile, ho quell’emozione, quell’adrenalina dentro che mi fanno andare avanti. Quando sei spettatore sei chiaramente contento di vedere ma non come quando si è sul campo a far battaglia e a cercare di dare il meglio”.

L’11 settembre alla Sciorba un appuntamento speciale, lo Sportability day:

“La manifestazione è un’importante opportunità perché permetterà ad altri disabili di conoscere molte realtà, molti sport che potrebbero praticare. Noi speriamo di far provare i presenti con la carrozzina al meglio delle possibilità. Magari porteremo anche dei filmati”.

Le caratteristiche di questo sport per disabilità motorie:

“Noi siamo una decina di atleti ma su campo sono cinque contro cinque. Abbiamo il ricambio. Si giocano quattro tempi da dieci minuti. Chi riesce a usare può giocare ad usare con la mazza, chi non riesce ad avere il controllo degli arti superiori ha davanti alla carrozzina un supporto, fatto a croce, e si spinge con quello la palla. Di solito fa da difensore. Anche chi sta in porta ha questo sostegno. Poi ogni giocatore in base alle sue possibilità ha un punteggio, per non creare delle disparità tra una squadra e l’altra, che viene valutato in base alla disabilità e alle possibilità di movimento. Non si possono superare con i cinque giocatori undici punti e mezzo. Questo sport è nato principalmente per i malati di distrofia muscolare, però poi vengono accettate anche altre patologie, motorie e neurologiche ma non quelle relazionali. Avere una carrozzina in mano è come guidare una macchina, per questo serve attenzione e bisogna saperla usare per non fare del male a se stessi e agli altri. Questo sport va bene per i disabili motori”.

Rosalba chiude sottolineando gli obiettivi e lo spirito delle Aquile Azzurre:

“Gli obiettivi futuri riguardano l’inserimento del maggior numero di giovani possibili. Poi mi piacerebbe arrivare in finale in campionato visto che fino ad ora non ci siamo mai riusciti. Ci sono tante squadre che fanno giocare sempre gli stessi ma io non sono di questo parere. Siamo dieci e dobbiamo giocare tutti. Non voglio far giocare i soliti cinque. Se si sono iscritti vogliono giocare e non vogliono restare in panchina. Mio marito fa l’allenatore e sa che devono scendere in campo tutti, anche se perdiamo non importa. Si devono divertire tutti quanti. Si sono iscritti per fare sport, lasciamoglielo fare”.

INFORMAZIONI UTILI 

Numero telefonico: 345 615 5236

Mail: aquileazzurre@hotmail.it

Pagina Facebook: ASD Aquile Azzurre SPD 2008

 

Simone Fargnoli