ASD Semplicemente Danza: “Abbattiamo le barriere. Danzare è libertà”

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L’ASD Semplicemente Danza di Savona nasce dall’altruismo e dalla passione per una disciplina che può rendere tutti liberi e uguali.

Un progetto che nasconde il desiderio di abbattere ogni forma di barriera per coinvolgere e gioire insieme, superando le difficoltà. La danza permette questo, lo sa bene Luisella Frumento che, in maniera precisa ed emozionante, ha raccontato la sua storia, intrecciata inesorabilmente, dal 2007, a quella della splendida associazione.

Da piccolissima le prime sofferenze per una malformazione ma il sogno della danza è subito presente:

“Io avevo il desiderio di danzare fin da piccola ma è sempre stato uno di quei sogni che tieni nascosti in fondo al cuore perché pensi di non esserne in grado, di non esserne all’altezza. I miei genitori si sono accorti del mio problema quando avevo quattro mesi. Ero molto piccola e, purtroppo, il medico non riconobbe la mia malformazione, un glaucoma congenito, e mi curò con il cortisone. La situazione degenerò in poco tempo. Ho passato momenti brutti, di sofferenza, di paura, di dolore. Sono stata ricoverata tante volte da bambina, tra l’altro in un ospedale in Svizzera, a Ginevra, dove nemmeno parlavano la mia lingua. Il ricovero più duro è stato quello dei miei sette anni, proprio quando ero in seconda elementare presi una pallonata sull’occhio destro e mi venne un’infezione. Sono stata a Ginevra un mese e mezzo in isolamento, è stato bruttissimo, piansi molto. Ma già lì fantasticavo sulla danza, da sola nella mia cameretta pensavo e avevo quel sogno che rimase tale per tanto tempo”.

La passione della figlia fa scattare qualcosa:

“Mia figlia nel 2003 mi disse che voleva andare a scuola di ballo e per me è stato come vivere attraverso di lei tutti i miei intenti. Lei ha iniziato a fare alcune competizioni e da lì ho conosciuto il mondo della federazione e della danza sportiva. Poi, nel 2006, quando l’ho accompagnata al primo campionato italiano, mi ricordo che scoprì la danza paralimpica. Ho visto che potevano danzare persone con diverse disabilità, da chi era in carrozzina ai non vedenti. Lì mi si è aperto un mondo. Ho preso coraggio, ho insistito con tutta la mia famiglia e, soprattutto, con i miei genitori che mi hanno sopportato e supportato nel fondare l’associazione. Nel 2007 nasce l’ASD Semplicemente Danza”.

La neo-associazione aveva e ha ancora un messaggio chiaro:

“Da subito l’obiettivo era portare avanti questo messaggio. L’attività sportiva e la danza, soprattutto, sono per tutti. Tutte le età, dai 2 anni ai 90, e tutte le disabilità. Abbiamo iniziato in una società di mutuo soccorso e, piano piano, abbiamo continuato ad espanderci. Siamo partiti in dieci e oggi siamo circa trecento associati”.

Una crescita esponenziale anche negli insegnanti:

“All’inizio insegnava solo mia figlia, ora ci sono quindici insegnanti diversi, ciascuno specializzato nella sua disciplina. Nel tempo abbiamo costruito anche il settore paraolimpico. Oggi siamo in dodici atleti paralimpici di diversa disabilità. Dai non vedenti a persone con disturbi di relazione, a ragazzi in carrozzina, anche quella elettronica, o con problemi motori”.

Chiara Bruzzese la prima atleta paralimpica:

“La prima è stata Chiara Bruzzese. Prima atleta di danza in carrozzina. Dopo di lei si sono aggiunti gli altri. Io ho deciso di mettermi in gioco nel 2015, inaspettatamente. Prima non ho mai avuto il coraggio e ho iniziato a portare avanti questo progetto per gli altri. Trovavo sempre un sacco di scuse per non iniziare mai. Un giorno una mia amica mi disse: ma come, fai ballare tutti e tu non balli? A quel punto mi sono buttata, ho cominciato a fare allenamenti e poi sono arrivate le competizioni sia a livello nazionale che a quello internazionale. Devo dire che l’allenamento e il potenziamento della muscolatura mi danno anche molto più coraggio. Mi permettono di affrontare la vita in maniera diversa. Se penso che, qualche anno fa, non sarei manco riuscita a parlare ad un microfono e ora mi hanno addirittura proposto di candidarmi come consigliere comunale, mi rendo conto di questo. Ho cambiato completamente vita. Ho partecipato a un corso al Chiossone a Genova per imparare a usare il computer e il telefono. Ho fatto cose che pensavo di non poter fare e che non avrei mai fatto”.

Un progetto sportivo che dà spazio a valori sociali, emotivi e culturali con alcune  collaborazioni,  come quella sviluppata con l’Associazione Seconda Stella a Destra durante la prova di Coppa del Mondo di Danza in Carrozzina di Genova (4-6 giugno), di grande respiro:

“Mi si è aperto veramente un mondo, quindi penso che sia giusto far conoscere a più persone possibili che esiste questa opzione e dare loro la possibilità di fare attività sportiva. Far capire loro che si possono superare i propri limiti. Sono orgogliosa del lavoro dell’associazione, sono stati bravissimi i maestri che hanno portato avanti questo progetto riuscendo a coinvolgere anche i più piccoli. Anche i risultati agonistici portano soddisfazione; nell’ultimo campionato italiano, ad esempio, siamo andati tutti e il fatto di gioire e di emozionarsi insieme fa squadra e fa gruppo. È una bellissima sensazione, riempie veramente il cuore. La cosa che più mi preme è aumentare il numero di normodotati per avere persone disponibili a danzare con chi ha disabilità. Questo è molto importante. La cosa bella da vedere è la naturalezza con la quale bambini normodotati danzano con quelli con disabilità, come si confrontano e muovono, per esempio, la carrozzina senza problemi. Non hanno barriere culturale. Abbassare e abbattere le barriere culturali non è facile ma è l’obiettivo. Fare in modo che non ci siano differenze per nessuno. Bisogna fare in modo che nessuno si senta a disagio, anche coloro che hanno più difficoltà non devono sentirsi così. Sarà un processo lungo ma siamo, secondo me, sulla buona strada. È già bello cominciare a parlarne”.

La danza è un impegno, per la disciplina e per la cura di sé stessi:

“L’attività che facciamo noi è quotidiana, o almeno bisettimanale. Quindi i ragazzi hanno lo stimolo costante di venire in palestra, di uscire di casa, cambiarsi, organizzarsi. Un disabile tende un po’ a chiudersi, a ghettizzarsi, a non prendersi cura della propria persona, a non cambiarsi. La danza è una di quelle attività sportive che più ti fa stare attento alla persona. Bisogna essere curati nell’aspetto, nell’abito, nella pettinatura, nei gioielli e così via. Serve molta attenzione su sé stessi”.

Gli esempi di Luisella per provare a danzare e la crescita di alcuni ragazzi:

“Io devo ringraziare tutti quelli che mi hanno appoggiato e che mi hanno fatto scoprire questo mondo. La prima persona con disabilità visiva incontrata è Cinzia Mongini, mi ha dato la carica, ricordo di aver pensato posso farcela anche io. Poi Chiara Bruzzese è stata un’altra spinta, la sua tetraplegia non l’ha fermata e si è messa in gioco. Ho preso loro un po’ come esempio. Il primo maestro di danza che ha portato la danza paralimpica a Savona è stato Edo Pampuro, per noi è stato un faro che ci ha aperto la strada. Questo percorso è ora seguito, nella nostra associazione, da diversi insegnanti: Davide Mori Romeo per la danza in carrozzina; Matteo Negro e Fabrizio Pani per coloro che hanno difficoltà visive, motorie e relazionali. Fabrizio, mio maestro è ballerino, sta seguendo da vicino una ragazza con una disabilità motoria e un ragazzo con disturbo di relazione. Quest’ultimo ha fatto un miglioramento incredibile. È venuto da noi quattro anni fa e non stava con nessuno, aveva anche problemi fisici. Ora è diventato campione italiano. Una grandissima soddisfazione e un grande risultato”.

Un percorso inclusivo e uno agonistico:

“C’è un percorso inclusivo in cui i ragazzi possono venire, stare in mezzo alla gente, sentirsi parte della società. Poi chi vuole, chi decide, può fare il proprio percorso da competizione, con lezioni mirate per montare le coreografie, studiare il look e tutto il resto, fino ad arrivare a partecipare alle varie competizioni nazionali e internazionali”.

Il ricordo più bello ed emozionante per Luisella:

“La mia prima competizione internazionale. La Coppa delle Nazioni a Bratislava. È stata un’emozione incredibile. Era ottobre 2017 ed è stato grandioso. Sia la parte della preparazione, un mese a lavorare la coreografia, il look e tutto il resto, oltre al meraviglioso viaggio con i miei compagni in pulmino, messo a disposizione dal nostro presidente Lorenzo Carlini; sia la sede della competizione. Eravamo in un palazzo dell’Ottocento. Noi siamo abituati ad esibirci nei palazzetti. È stato molto particolare, una realizzazione di un sogno, essere come principesse in un palazzo fantastico con l’orchestra che suonava dal vivo, ballare davanti all’ambasciatore e al presidente slovacchi. Tutto meraviglioso, una cosa fantastica senza eguali. Da lì è aumentata anche l’autostima perché ha aumentato il nostro coraggio nelle competizioni internazionale. Andando avanti ci si rende conto che si arriva a cose che non ci si sarebbe mai aspettati di fare”.

Soddisfazioni che si nascondono dietro a tanta fatica:

“Un’altra esperienza faticosa ma, a testimonianza di quanto detto, che non avrei mai pensato di fare è stata la danza aerea nel cerchio. Un cerchio metallico, appeso, di un metro di diametro in cui danzare. In coppia con Davide Mori abbiamo accettato questa sfida che si è rivelata molto dura. Alla fine fare pure questo, al campionato italiano, è stata una grande soddisfazione, una grande vittoria. La sensazione bella che si prova mentre si danza è la libertà. La danza è libertà. La difficoltà per i non vedenti è legata alla paura di sbagliare il movimento, al disorientamento. La danza permette di muoversi liberamente, come se si volasse. Avrei piacere che tutti potessero provare questa sensazione”.

Il sorriso degli atleti e delle loro famiglie è pura emoziona:

“La cosa più bella per quel che riguarda l’associazione credo sia sentire i sorrisi di questi atleti e delle loro famiglie. Percepire una gioia chiara e pura. Perché dietro a questa felicità c’è anche la sofferenza dell’allenamento, del mettersi in gioco, del superare i loro limiti. Quei sorrisi sono ancora più belli perché costruiti tramite l’impegno e la fatica fisici e mentali. Per noi è come fare riabilitazione perché bisogna ricordarsi tutte le sequenze, lavorare sull’equilibrio, sulla presa dello spazio, sulla potenza, sulla forza muscolare, sulla velocità.  Il fatto di viverli mi dà sentire veramente felice. Loro si mettono in gioco, superano la vergogna, si mettono in gioco. Mi dà molta emozione tutto questo. La soddisfazione più grande è sentirsi parte di una squadra”.

Le prossime tappe in calendario sono già segnate:

“Sicuramente ci sarà la partecipazione alla World Cup e alla Coppa del Mondo perché Chiara Bruzzese è entrata nel team azzurro, arrivando seconda nel campionato italiano e rappresenterà l’Italia nella competizione in Corea a novembre. Invece con tutti gli altri ci stiamo già preparando per il prossimo anno accademico. Tra marzo e maggio ci saranno i campionati regionali e poi ci sarà il campionato italiano. Nel frattempo faremo qualche esibizione. Sicuramente a settembre parteciperemo all’evento organizzato da Sportability. Poi faremo qualche manifestazione sul territorio in modo da farci conoscere sempre di più. Ovviamente aspettiamo di capire come si svilupperà la questione del Covid ma sarebbe bello poter tornare nelle scuole elementari come facevamo prima”.

Semplicemente Danza ha deciso di non fermarsi:

“Noi ci siamo, siamo stati fermi tanto con il Covid quindi abbiamo voglia di muoverci anche ora. Facciamo dei corsi all’aperto alla Società Mutuo Soccorso Giardini Serenella sotto un grande gazebo. Sennò si possono fare delle lezioni individuali a scuola. Ci siamo”.

Simone Fargnoli 

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