Filippo Carossino e lo scudetto nel basket in carrozzina: “Lo sport mette tutti sullo stesso livello”

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Filippo Carossino (Credit Antonio Magro)

Lo sport e la pallacanestro al centro della vita di Filippo Carossino. Nato ad Arenzano e lombardo di adozione, come lui stesso afferma, il campione ha reagito alle difficoltà incontrate in adolescenza fino ad arrivare sul tetto d’Italia.

Pochi giorni fa, grazie alla vittoria per 73 a 56 su Santo Stefano Avis, la sua Briantea 84 si è laureata campione d’Italia nel basket in carrozzina. Il commento ad una stagione trionfale ma particolare a causa della pandemia:

Sicuramente è stata una stagione per certi versi diversa rispetto agli altri anni. C’è stata una formula un pochino più compressa. Non si sapeva ad inizio campionato quale sarebbe stata la situazione per i mesi successivi. Dunque, giustamente, si è cercato di organizzare un campionato un pochino più corto, dividendolo in due gironi, così da diminuire, chiaramente, il numero di partite e di trasferte e in modo da facilitare un po’ la vita delle squadre vista la situazione sanitaria che si stava e che si sta vivendo. Da questo punto di vista è stata un’annata differente ma poi, vivendola quotidianamente, è stata, per noi giocatori, nei limiti del possibile, quasi normale, visto che ci siano potuti allenare e abbiamo potuto riprendere l’attività. L’ansia del Covid era sempre presente, ovviamente, ma probabilmente è stato più complicato per le società rispetto a noi atleti. Alla fine è andato tutto molto bene ed è stato gestito con grande merito dai club e dalla Federazione.

Il finale di campionato ha portato allo scudetto, il quarto per Filippo. Le sue sensazioni e la sua soddisfazione:

Abbiano finito questo campionato vincendolo, per me è stato il quarto scudetto, il sesto, invece, per Briantea, negli ultimi otto anni. Non era facile perché abbiamo iniziato male in gara uno, abbiamo fatto tanti errori e nonostante questo abbiamo perso solo di un punto all’over time. Forse ciò ci ha fatto capire che tanto dipendesse anche da noi e dall’approccio che avremmo messo nelle successive partite. Dopo ci siamo riscattati negli altri due match. Grazie alla voglia di vincere e al nostro coraggio siamo riusciti a portare a casa lo scudetto. Un successo fantastico, voluto e desiderato, in un anno con tante difficoltà. Siamo stati ripagati tutti del grande lavoro fatto, sia dalla società, sia da noi ragazzi. La stagione precedente non si era conclusa e il titolo non era stato assegnato, mentre nel 2019 avevamo perso dopo tre titoli di fila e avevamo tantissima voglia di rivalsa.

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Idee chiare anche nel dedicare questa importantissima vittoria:

Le dediche sono per tutte le persone che ci sono state vicine. La società ha fatto un grandissimo lavoro, ci ha permesso di poter affrontare la stagione nel miglior modo possibile, in sicurezza, rispettando tutti i protocolli sanitari. Quindi un grazie alla società che è stata fondamentale per noi. Poi alla mia famiglia che mi ha sempre supportato e mi è stata molto vicino. Ovviamente, alla mia ragazza che nei momenti difficili è sempre quella che mi dà una spinta in più per cercare di fare sempre meglio. Un pensiero speciale anche ai tifosi che ci hanno sempre sostenuto, nonostante non potessero essere lì fisicamente. Noi eravamo abituati ad avere un palazzetto pieno, anche con molte famiglie e bambini, ma ci sono stati ugualmente vicini. C’è stata una grande partecipazione nelle dirette streaming e in quelle televisive. Prima di gara tre ci hanno anche fatto trovare alcuni striscioni fuori dal palazzetto. A loro va detto un grandissimo grazie perché in ogni modo possibile ci hanno fatto sentire la loro vicinanza e la voglia di aiutarci per portare a casa questo titolo.

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Lo sport come compagno di vita, da sempre. Dalle soddisfazioni nella pallanuoto alla ripartenza grazie alla pallacanestro in carrozzina. Quello che questo mondo ha rappresentato, e che rappresenta, per l’arenzanese:

Venendo da Arenzano, ho sempre giocato a pallanuoto e sono sempre stato uno sportivo. Lo sport è stato costantemente parte integrante della mia vita, quella parte a cui non avrei mai voluto rinunciare. Anche dopo l’incidente, una volta tornato a casa, una volta rimessi insieme i pezzi di quello che era successo, uno dei miei primi desideri era quello di tornare a fare sport. Volevo tornare a fare quello che avevo sempre fatto, cercare di rivivere la mia vita, ricca di sport e soddisfazioni. Poi l’incontro con la pallacanestro. Per me è stata una cosa nuova perché non conoscevo minimamente l’esistenza del basket in carrozzina. Inoltre, devo ammettere che non ero nemmeno un grande appassionato di questa disciplina, il mio primo tiro a canestro, infatti, l’ho fatto proprio da seduto. Non avrei mai pensato di fare questo nella vita. Un giorno mi sono ritrovato in questa palestra a giocare con questi ragazzi e mi è subito piaciuto. Da lì è cominciato tutto il mio percorso. Dico sempre una cosa che mi affascina molto: alla fine lo sport mette tutti sullo stesso livello. Questa mentalità piano, piano si sta diffondendo. É come se non fosse importante quello che manca o le difficoltà che si possono avere ma a contare davvero è quello che si mette in ciò che si fa. In questo lo sport penso sia una delle cose più meritocratiche che possano esistere. Se fai bene e dai il massimo puoi ottenere risultati, purtroppo, se non lo fai, gli altri ti precederanno. Non c’è per me, e per fortuna per tanti altri, differenza tra sport per normodotati e sport per disabili. Lo sport è semplicemente sport. Questa è la cosa più bella. Mettere tutti sullo stesso piano e fare la differenza con ciò che si ha dentro, con le proprie motivazioni.

Potesse parlare al Filippo post incidente, e al primo approccio con questa disciplina, il campione d’Italia gli direbbe questo:

A me stesso direi che ho fatto benissimo quel giorno, ormai lontano, a lasciarmi convincere nell’intraprendere questo percorso. Gli direi che provare è stata la cosa giusta. Quando sono arrivato in palestra e ho visto le carrozzine, più che un’opportunità vedevo tante difficoltà. Mi sono fatto una serie di domande: come fare a palleggiare, a spingere la carrozzina, a muovermi sul campo, a tirare a canestro da seduto. Mi sembrava tutto tremendamente complicato. Poi, per fortuna, mi sono lasciato convincere e questa è stata la svolta. Quando mi sono seduto, nella mia totale inesperienza, e ho iniziato a giocare è stato bello perché ho ritrovato quelle emozioni che ho sempre provato facendo uno sport. L’ho capito e mi sono lasciato andare, pensando potesse essere la strada giusta. A distanza di tanti anni mi dico menomale che sono arrivato lì e ho tentato, vincendo i miei dubbi. Da lì è partito tutto.

Qualche parola anche per chi si affaccia a qualcosa di nuovo per reagire ad un problema:

A chi si affaccia a qualcosa di nuovo direi di non fermarsi all’apparenza iniziale, come è capitato a me. Non fermarsi a osservare le cose come un limite, come ho fatto io. Non concentrarsi su tutte le difficoltà che possono esserci ma andare oltre. Anche quando una cosa può sembrare impossibile, in realtà, non è così. Sembrano frasi fatte ma questa è la verità. Ad un certo punto, quando si prova qualcosa non bisogna per forza ottenere dei risultati; quello che più conta è essere appagati e felici con se stessi. Insomma, consiglierei di seguire sempre le proprie sensazioni e di lasciarsi guidare dalle proprie emozioni nel fare ciò che ci piace. Non mollare davanti ai primi ostacoli ma cercare, se una cosa davvero ci interessa, di andare avanti e di combattere per essa.

Nessun obiettivo sarebbe stato raggiunto senza la famiglia, determinante nel percorso di Filippo:

Quando ho avuto l’incidente ero piccolo, avevo quattordici anni, ero nel pieno della crescita. È stata una doccia molto fredda, un cambiamento pazzesco nella mia vita. I miei genitori mi sono stati a fianco, hanno quasi messo da parte il loro dolore e la loro sofferenza per darmi tutta la forza di cui avevo bisogno. In quel momento sono stati fondamentali, lo sono anche ora ma in quei mesi lo sono stati ancora di più. Mi hanno dato una speranza, mi hanno fatto capire che c’erano ancora tante cose belle, che avrei dovuto essere io bravo a coglierle e che non avrei dovuto pensare di essere il più sfortunato del mondo. Praticamente mi hanno insegnato che la mia vita non era finita lì. Mi hanno accompagnato sempre e sono stati fondamentali nel farmi comprendere tutte queste cose. Il loro aiuto e l’avvento di questo sport, che mi ha fatto sentire realizzato e appagato per quello che stavo facendo, sono stati decisivi. Senza la caparbietà dei miei, senza i loro sforzi nel convincermi ad andare oltre i miei dubbi sulla pallacanestro non sarei qui, non avrei completato il percorso che ho fatto. A loro posso solo dire grazie.

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Scegliere il ricordo più bello della sua avventura è difficile, ce ne sono troppi. La prima vittoria, però, non si scorda mai:

Ricordi belli ce ne sono, per fortuna, tanti. Probabilmente è vero quello che si dice. La prima vittoria non si scorda mai. Quello che ricordo con tanto affetto, a distanza di molto tempo, è sicuramente stato il primo successo con Briantea. Nel 2016 abbiamo, infatti, vinto la Coppa Italia che è stato il mio primo trofeo importante nel basket in carrozzina. Venivamo da un anno difficile ma ci siamo riscattati con quella vittoria in Coppa. È stato davvero un momento molto bello che ha aperto un ciclo di successi e soddisfazioni.

Tra i riconoscimenti del cestista c’è anche il premio di Stelle nello sport, ritirato al Galà del 2015:

Sono state una serata e un’esperienza molto belle. Mi ricordo che non mi aspettavo assolutamente il premio. Quando abbiamo iniziato ho pensato che avrei portato a casa giusto qualche voto, invece poi, incredibilmente, sono stato premiato. È stata una grandissima soddisfazione sia per la premiazione; sia per la serata, bellissima e piacevole. Devo ancora ringraziare tutte le persone che parteciparono e che mi scelsero per la votazione. Un grazie particolare anche a Stelle nello Sport perché è stato davvero momento che mi ha riempito di orgoglio.

Il legame con la Liguria è solidissimo ma ormai i tanti anni in Lombardia si fanno sentire. La propria terra, però, non si dimentica:

Torno spesso in Liguria. Prima rientravo di più ma con la situazione generale legata al Covid è diventato più difficile. Appena riesco scendo perché lì ho i miei genitori e mia nonna. Mi fa sempre piacere tornare a casa, mi rende felice vedere posti familiari, vedere luoghi che sono casa. Ormai mi sto abituando alla Lombardia, sto diventando mezzo lombardo, un po’ ligure e un po’ lombardo. Mi sembrava impossibile qualche anno fa, quando sono arrivato; invece poi mi sono trovato davvero molto bene in questa realtà, mi ci sono catapultato a pieno e ora sono contento, sia a livello personale, sia a livello sportivo. Tra le cose che mi pesavano di più i primi anni c’era lo svegliarsi la mattina e non poter vedere il mare ma poi mi bastava ricordarmi del perché fossi qui e dei miei sogni, a quel punto tutto cambiava. Andavo, però, spesso a fare dei giri al lago di Como per vedermi un po’ l’acqua e qualche posto che mi ricordasse casa mia. Alla fine mi sono abituato e sto benissimo. Oggi sono sicuro di poter dire di avere due case.

Infine uno sguardo al futuro, agli obiettivi da conquistare e alle pagine sportive ancora da riempire con Briantea e con la Nazionale italiana:

Ci sono tanti obiettivi da raggiungere. Cerco di vivere al massimo ogni momento e ogni situazione. Vogliamo continuare su questa strada con il club, perché le vittorie fanno venire voglia di altre vittorie e, in questi anni, ho avuto la fortuna di ottenere molti successi. È anche vero che esiste solo il presente, alla fine, si lavora anno per anno per togliersi sempre maggiori soddisfazioni. Voglio proseguire su questa strada con Briantea e non vedo l’ora di tornare a giocare con la Nazionale, visto che siamo fermi da quasi due anni negli impegni importanti. Nel mirino c’è l’europeo che si giocherà a Madrid dal 2 al 12 dicembre e che servirà pure per la qualificazione per i campionati del mondo di Dubai 2022. Bisogna provare a ragionare obiettivo per obiettivo, cercando di portare a casa il più possibile e dando il massimo in tutti i contesti, dal club all’Italia.

Simone Fargnoli