Fabio Radrizzani e il paraciclismo: “Lo sport dà una marcia in più”

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Le ultime settimane del paraciclismo ligure, nazionale e internazionale hanno avuto come protagonista il ventimigliese Fabio Radrizzani, tesserato per la Tigullio Handbike Team. La sua storia tra sacrifici, successi e, soprattutto, sport. 

Periodo di grande appagamento. A Ronchi di Massa, in occasione della rassegna tricolore organizzata dalla Asd Ciclo Abilia, Radrizzani ha conquistato il titolo italiano MC2:

“Quest’anno il livello era alto, io ero già campione in carica dal 2019, perché nel 2020 non si era corso. Riconfermarsi è sempre più difficile. C’erano rivali nuovi che non conoscevo e quindi è stata una cosa inaspettata ed elaborata. C’è stata una gara molto tattica e studiata. Alla fine, con grande sorpresa, siamo riusciti a vincere. Vittoria arrivata in volata, siamo rimasti in due, quindi una volata ristretta, ed è stato molto bello. Un’emozione diversa rispetto a quella di due anni fa perché, nell’ultima, ero molto più insicuro. Questo successo ha un sapore diverso”.

Anche la Coppa del Mondo, in Belgio contro altri 70 contendenti, ha lasciato tanti sorrisi. Il quinto posto vale molto:

“Vestire l’azzurro è un’emozione indescrivibile. Era già un sogno essere li. Vedevo gente, paraciclisti che sembravano dei marziani. Io ho sempre seguito da lontano e osservato le loro prestazioni. Poter gareggiare con loro è stata una bella sensazione e una grande soddisfazione. Poi, quando arrivi a pochi giri dalla fine e sei ancora lì a giocarti la gara è ancora più bello. Un’emozione immensa, frutto di tutto il lavoro invernale che ho fatto. È un quinto posto che per me vale davvero molto, siamo arrivati in volata, eravamo tutti vicini. Sono contento di essere rimasto lì, non troppo distante da atleti forti e che io ammiro”.

Lo sport si è dimostrato, per Fabio, il compagno ideale per affrontare l’amputazione nel 2013:

“Mi sono avvicinato subito allo sport dopo il 2013. Ho iniziato con il calcio in stampelle. Mi sono approcciato immediatamente a questa disciplina, molto seguita. Ho anche raggiunto la Nazionale, dove ho militato per tre anni. Un gruppo stupendo in cui mi sono trovato benissimo. Io, però, sono sempre andato in mountain bike e, allora, ho pensato di provarci. Era tutto un esperimento. Ho voluto cominciare ugualmente e, piano piano, è andata sempre meglio, alla fine ho abbandonato il calcio. Inizialmente in bici ero un amatore, l’agonismo è arrivato più tardi. Grazie ad un ragazzo di Ventimiglia, Saverio Di Bari, che corre per l’Handbike, la mia stessa squadra, mi sono fatto coinvolgere e mi sono affacciato sulle competizioni agonistiche”.

Il valore dello sport è totale, va oltre il semplice aspetto agonistico:

“Lo sport è quello che ti dà una marcia in più. Lo consiglierei a chiunque, soprattutto a quelli che devono affrontare una patologia o un problema. L’attività ti fa stare bene fisicamente e mentalmente. Al di là della possibilità di entrare nel mondo dell’agonismo lo sport è fondamentale. Ti dà forza a tutti i livelli”.

Il 2020 è stato un anno particolare, la situazione Covid-19 ha condizionato la vita di tutti, ma, anche in questa occasione, la determinazione del paraciclista ligure ha trionfato:

“Il 2020 è stato un anno in cui era necessario crederci e guardare avanti. Non è stato facile, io ho praticamente passato tutto il lockdown dentro un garage ad allenarmi e a fare i rulli. Quando tu stai due ore sui rulli, con la musica nelle orecchie, a faticare, tutti i giorni, devi solo sperare che prima o poi il lavoro venga ripagato. Devo dire che quest’anno ho avuto le mie soddisfazioni e la giusta ricompensa”.

Guardando al passato, l’atleta, che fatica a trovare un solo ricordo più bello, sottolinea l’importanza e l’emozione dei primi momenti in bici:

“I primi passi non si dimenticano mai. Io ho iniziato ad andare in bicicletta dentro un ovale, in un garage. Ho cominciato a girare lì dentro quando ancora andavo con le stampelle e con la sedia a rotelle. Praticamente mi alzavo dalla sedia, salivo sulla bici e provavo a pedalare. Forse avevo un’autonomia di cinque minuti ma i primi passi, ripeto, non si scordano mai. Ricordo con soddisfazione dove sono partito e dove sono ora. Ho pensato subito alla semplice partenza, mi sono detto ora che sono sulla bici come vado avanti. Poi sono riuscito a farcela”.

Rimpianti veri e propri non ce ne sono, lo sguardo è sempre rivolto a presente e futuro ma un’idea avrebbe, forse, cambiato qualcosa:

“Non ho veri e propri rimpianti. Se mi metto a riflettere posso dire che se avessi cominciato prima, quando ero un po’ più giovane, magari oggi sarei stato un po’ più avanti. Forse nei tre, quattro anni dopo l’amputazione, nei quali non volevo competere, e avevo deciso di fare altro, avrei potuto cominciare con la bici ma non è un vero rimpianto. È una semplice idea. Per me vivere con i se e con i ma non porta a nulla, quindi va bene così”.

Il futuro è tutto da scrivere e l’obiettivo di Radrizzani non ha una data e un luogo precisi:

“L’unico vero obiettivo che ho è quello di arrivare più in alto possibile. È sempre stato così per me. Arrivare fino a dove riesco ad arrivare. Non mi pongo un traguardo preciso perché a volte può diventare un limite. Io voglio solo continuare finché riesco. Voglio arrivare dove possono permettersi di arrivare il mio fisico e la mia testa”.

Fabio ha, infine, voluto sottolineare l’importanza di coloro che hanno reso, e rendono tutt’ora, possibile questa splendida carriera. I suoi ringraziamenti:

“Per tutto il mio percorso e per il presente vorrei sottolineare alcuni ruoli importanti e ringraziare i miei pilastri: il mio preparatore Dennis Giusto; i miei compagni di allenamento Caffara e Freno; Vittorio Podestà e Saverio Di Bari, che mi hanno dato la possibilità di correre nella Squadra Tht; BcS Ospedaletti per l’assistenza tecnica sulla bici; Speed Wheel Savona per mettermi a disposizione una bici stratosferica per le cronometro; il ct Mario Valentini; i tecnici Di somma e Triboli e tutto lo staff della Nazionale Paraciclismo Italiano per darmi la grande opportunità di vestire la maglia azzurra; Tecromec per il guscio della bici e Named Sport per gli integratori. Credo di aver ricordato tutti quelli che sono stati fondamentali nel raggiungere tante soddisfazioni”.

Simone Fargnoli